sabato 7 gennaio 2017

Etimologia 4: testicolo




In occasione delle festività natalizie, giusto per rimanere leggeri, una vexata quaestio fulminante: l'etimologia di testicolo.
(È un articolo vecchio che stava per perdersi a causa del rinnovamento apportato alla struttura di blogger. Così lo sistemo, spero. I gustosi commenti dei lettori sono nella vecchia pagina)



Il termine deriva certamente da testis, il nome che aveva in latino la ghiandola.

E l'origine, come univocamente, e stranamente, suggerisce Bolelli, è possibilmente da collegarsi al significato di 'testimone'.
Testicolo (testiculum) è un diminutivo. E dunque piccolo testimone (probabilmente della virilità).
Io preferisco il parallelo TESTUM (-A): vaso, piano
 circolare di coccio su cui già i romani cuocevano le loro focacce e che ancora oggi è usato per produrre i famosi 'testaroli' della lunigiana, pizze sottili di farina che, cotte appunto sul testo, vengono poi conservate e mangiate come primo, condite con sugo di funghi o col pesto, dopo averli fatti rinvenire per un attimo nell'acqua bollente. La dimensione della pizza è discreta, anche di 40/50 cm di diametro, sì che il testarolo ha da essere tagliato in losanghe, con un lungo e flessibile coltello 'da testarolo'.



I testaroli sono un cibo squisito e di facile, anche se non proprio banale, preparazione.
Da non confondere con gli sgabei e i panigacci, varianti locali, liguri della liguria dei monti, e della cultura ligurotosca, di quella regione che, in provincia di Spezia e di Massa-Carrara, varia tra il profumo del mare e quello dei pini e dei faggi.
Gli sgabei sono strisce di pasta lievitata e fritta in olio d'oliva, da riempirsi poi di salumi e formaggi (oggi c'è l'abitudine decadente di farcirli anche di nutella, gelato e altre dolcezze simili).



panigacci sono egualmente preparati con farina, acqua e sale, ma non vengono fatti lievitare e vengono cotti in pile sovrapposte di piccoli testi di terracotta (testicoli, li potremmo chiamare) inframmezzati dalla pasta.
Qui sotto, appunto, un panigaccio di produzione casalinga e NON un testarolo, come dice il sito da cui ho tratto l'immagine.


Qui sotto, ancora, un cesto di panigacci di preparazione 'professionale', che attendono salami e pecorino, oppure funghi e salsicce.



Sarà a questo punto evidente il collegamento tra il testo e le ghiandole maschili, i cogliombari, i coglioni (latino COLEUS, greco KOLEUS=borsa), le palle, cui Belli innalzò un immortale peana, anche usato contro ad un tal Cecconi, scrittorucolo dei tempi suoi:

Sonetto 107. Li penzieri libberi

Sonajji, pennolini, ggiucarelli,
e ppesi, e ccontrapesi e ggenitali,
palle, cuggini, fratelli carnali,
janne, minchioni, zebbedei, ggemmelli.

Fritto, ova, fave, fascioli, granelli,
ggnocchi, mmannole, bruggne, mi’-stivali,
cordoni, zzeri, O, ccollaterali,
piggionanti, testicoli, e zzarelli.

Cusí in tutt’e cquattordici l’urioni,
pe pparlà in gerico, inzinent’a glieri
se sò cchiamati a Roma li Cojjoni.

Ma dd’oggi avanti, spesso e vvolentieri
li sentirete a dí ppuro Cecconi,
pe vvia de scerta mmerda de Penzieri.

In classe, giocosamente, si definisce testicolo anche un saggio a crocette, nel senso di 'Test  di menomo peso ed impegno', in frasi del tipo 'Vi ho portato il testicolo corretto' o anche 'Domani, testicolo!'

PS: panigaccio, a proposito, sembra derivare da PANI(S)-CACCIUM (con la sonorizzazione settentrionale della C, quella di CATTUM>Gatto), cioè 'pane da poco'. Dove la terminazione -CACCIUM vale come dispregiativo. Così a me e a Bolelli piace pensare che cazzo derivi da (O)CA-CCIUM, cioè 'papero maleducato - papero dispettoso', e neghiamo con forza il paludato:




Ma che caput e caput 'a cui rassomiglia l'arnese di cui parlasi'! :D Nell'etimologia, tutto si tiene!






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