sabato 31 dicembre 2016

Una piazza è una piazza è una piazza è una piazza

Inserisco in questo spazio la mia partecipazione ad una querelle cittadina, minima e locale, per dir così, ma ciononostante segno e macchiolina del tempo presente.


Piazza Verdi a La spezia in una foto di una ottantina di anni fa.

Una piazza di transito, dove passavano auto, carri, carretti e carrozze, ma aperta alla normale socialità cittadina. Con il severo palazzo delle Poste, di ispirazione Futurista e di realizzazione fascista, costruito dopo aver fatto piazza pulita delle case popolari di via del Torretto e inaugurato nel novembre del 1933.
La piazza è uno spazio aperto, di transito, di esibizione della regolarità del nuovo mondo, e della sua razionalità che si inseriva bene nel tessuto cittadino, privo, o quasi, di una sua natura storica.

Dovete sapere che La Spezia è una città nata nella mente illustre di Camillo Benso, Conte di Cavour, che vedeva nel suo Golfo uno spazio ideale per il ricovero della flotta militare del neonato Regno.
Già Napoleone, ai suoi tempi, aveva apprezzato il Golfo di Spezia, "il più bel Golfo del mondo", non per scopi turistici ovviamente, ma per progetti militari.
Dunque, se mi seguite, La Spezia è una città tutta moderna, intendendo cioè priva di tutti gli strati storici che sono il cuore e l'anima di tante città italiane. Non ci sono strati rinascimentali o medievali o, men che meno, romani. Per trovare qualcosa di storico e archeologico di un qualche significato bisogna uscire dalla città e andare verso i fianchi del Golfo. E trovare resti di ville romane, isolate sepolture gallo-liguri (Una tomba gallo ligure nel territorio della Spezia) e pietre fitte.
La Spezia è tutta moderna, ottocentesca, novecentesca e nuovomilleniesca. Con gli straterelli di questo piccolo tempo affastellati gli uni sugli altri a somiglianza dell stessa struttura etnica e linguistica che la caratterizza. 
Sapete chi sono gli spezzini? Beati voi perchè io no, non lo so. Anche se sono nato a Rebocco (un quartiere della Spezia Nord) e ci vivo da più di mezzo secolo.
Con l'apertura dell'Arsenale Militare e del complesso industriale del Golfo la città divenne presto una calamita che attrasse le masse operaie che si stavano formando all'inizio del secolo scorso in Italia.
Così che io, spezzino doc, posso vantare un sangue reggiano, toscano, milanese, marchigiano in solo due generazioni di avi. Se mi allargo un po' acquisto pure geni napoletani e siciliani. Come TUTTI gli spezzini.
Sarà per questo, per questa sua modernità urlante e senza paura, che i genii futuristi amavano Spezia. L'unica città d'Italia che aveva ucciso il passatismo, che rispondeva alla tabe italiana del credersi migliore nazione del mondo (perchè, 'sapesse signora... qui c'erano i Romani quando  pascolavano le pecore...") che aveva innalzato ciminiere fumanti ed aveva avuto il coraggio di sparare al chiaro di luna.
A questa caccola di città, orgogliosa e coraggiosa, i Futuristi avevano dedicato un aeropoema del golfo (mica noccioline!), come mostra il famoso mosaico futurista inserito nel Palazzo delle Poste.


Un mosaico che è quasi sconosciuto allo spezzino di oggi che, come italiano e ligure del tempo della decadenza, vive sullo strato sottilissimo dell'ego allo specchio. E arriva a guardarsi, al massimo, l'ombelico.


Ciò premesso, due parole sulla questione Piazza Verdi, brevemente e per punti.

1) La Spezia ha quasi totalmente perduto la sua anima industriale, con buona pace delle sue premesse futuriste. Sono andate via via chiudendo le industrie che l'avevano fatta ricca nei decenni del boom economico: OTO Melara, S.Giorgio, Fincantieri e tutti i cantieri navali di varia proprietà, tutti più o meno legati al denaro pubblico dell'Arsenale Militare.



2) Per evitare una morte lenta, Spezia si è inventata un ruolo nella nautica da diporto (Porto Lotti e Porto Mirabello - tanto criticati dalla publica opinio spezzina e tanto frequentati dalla stessa opinio in crca di fresco le sere d'estate) e nel turismo.


3) Spezia è diventata Scalo di navi da crociera che portano in città frotte di turisti stranieri, attratti dalle località della costa, soprattutto le Cinque Terre e Portovenere.


4) Spezia è diventata centro artistico e culturale, inaspettatamente, alla fine del secolo scorso, con l'apertura del Museo Lia (frutto di un ricchissimo lascito privato), del museo del Sigillo, e del Centro di Arte Moderna E Contemporanea, il CAMEC, uno dei più importanti musei del genere in Europa.


Per far fronte a questa nuova anima spezzina l'Amministrazione ha pensato bene di riprogettare due degli spazi più importanti della città, Piazza Verdi e Piazza Europa. Dimostrando un coraggio non da poco, in questo momento storico in cui impera una distorta idea di demos aggrappato alle piazze dei social.
Dunque, poche balle! Ai lettori spezzini non dico nulla, perchè sanno tutto già loro. I non spezzini non saranno tediati dai miei racconti di denaro pubblico, di ritardi nei lavori, di errori di progettazione e di direzione dei lavori. Non voglio annoiare nessuno e non sono cose, poi, così interessanti, particolari o uniche nel biotopo italiano.
Per cui passo direttamente al centro della questione: Piazza Verdi è bella/è brutta/è una fogna su cui si sono esercitati tutti gli spezzini per un anno intero.


Questa qui sopra era 'prima': un rettangolo lunghissimo, un po' parcheggio (pochi), un po' strada dove potevi passare a piedi, in fretta, solo sulle striscie. Non era una piazza, non era uno spazio dove incontrarsi, sedersi, chiacchierare, fumare una cicca.
E infatti, noi che insistevamo ad incontrarci lì, in mancanza di altri luoghi a La Spezia, negli anni '70, frequentavamo le 'scalette' delle poste. Luogo angusto, ai margini della 'comunità', austero, fascista, futurista, un pugno nell'occhio del genius loci spezzino. Ma l'unico posto dove sedersi e condividere la nostra idea di piazza.


C'era anche chi si dava appuntamento 'sotto' le scalette, e rimaneva in piedi per ore davanti alla fermata dell'autobus. Togo.

Oggi è così (con il punto di vista del passante)







Quando ci sono passato stamattina non credevo di poter camminare nella piazza! Una piazza dove puoi passeggiare, sederti, fumare la pipa, chiacchierare. La piazza aveva ripreso l'aria che aveva tanti anni fa, prima della motorizzazione di massa e del benessere caotico quando ciascuno faceva quel che capitava.






Perchè questa qui sopra era la Piazza originaria, senza auto, parcheggi, senza i gloriosi pini che ora tutti piangono amaramente, e con un po' di gente che la viveva.
Spezia Futurista è stata salvata in extremis dai mugugni passatisti.

Voglio sorvolare sulle polemiche che lo spezzino sparge a piene mani, sui valori  artistici, architettonici, storici e via così, sugli archi di Buren, artista francese chiamato a fare installazioni nella piazza ("I colori! I colori!", si dice in una città offesa dallo spregio - pare che tra quelli usati ci siano i colori della squadra di calcio della Carrarese, città da cui ci divide il campanile).









Voglio ricordare qui solo le parole di Gabriele Landi, artista spezzino: "Aldilà di tutte le polemiche estetico finanziario funzionali finalmente Piazza Verdi è diventata ciò che prima non era, cioè una piazza."

PS: a margine della polemica, due parole da ex insegnante dei Geometri: per conoscere la validità di un intervento (pubblico o no) su una città, basta fare un'indagine di mercato sui valori registrati dalle case prima e dopo l'intervento. Se gli immobili privati hanno perso valore l'intervento è stupido. Se hanno acquistato valore l'intervento è intelligente.
Non c'è altro da dire, perché il valore lo fanno le persone. Tutte.
Per me le case di piazza Verdi aumenteranno di valore. Ma aspettiamo e vediamo...



(Grazie a cittadellaspezia.com per essersi fatta 'rubare' alcune delle immagini in cui, peraltro, gli archi di Buren la fanno esageratamente da padroni)