sabato 31 dicembre 2016

Una piazza è una piazza è una piazza è una piazza

Inserisco in questo spazio la mia partecipazione ad una querelle cittadina, minima e locale, per dir così, ma ciononostante segno e macchiolina del tempo presente.


Piazza Verdi a La spezia in una foto di una ottantina di anni fa.

Una piazza di transito, dove passavano auto, carri, carretti e carrozze, ma aperta alla normale socialità cittadina. Con il severo palazzo delle Poste, di ispirazione Futurista e di realizzazione fascista, costruito dopo aver fatto piazza pulita delle case popolari di via del Torretto e inaugurato nel novembre del 1933.
La piazza è uno spazio aperto, di transito, di esibizione della regolarità del nuovo mondo, e della sua razionalità che si inseriva bene nel tessuto cittadino, privo, o quasi, di una sua natura storica.

Dovete sapere che La Spezia è una città nata nella mente illustre di Camillo Benso, Conte di Cavour, che vedeva nel suo Golfo uno spazio ideale per il ricovero della flotta militare del neonato Regno.
Già Napoleone, ai suoi tempi, aveva apprezzato il Golfo di Spezia, "il più bel Golfo del mondo", non per scopi turistici ovviamente, ma per progetti militari.
Dunque, se mi seguite, La Spezia è una città tutta moderna, intendendo cioè priva di tutti gli strati storici che sono il cuore e l'anima di tante città italiane. Non ci sono strati rinascimentali o medievali o, men che meno, romani. Per trovare qualcosa di storico e archeologico di un qualche significato bisogna uscire dalla città e andare verso i fianchi del Golfo. E trovare resti di ville romane, isolate sepolture gallo-liguri (Una tomba gallo ligure nel territorio della Spezia) e pietre fitte.
La Spezia è tutta moderna, ottocentesca, novecentesca e nuovomilleniesca. Con gli straterelli di questo piccolo tempo affastellati gli uni sugli altri a somiglianza dell stessa struttura etnica e linguistica che la caratterizza. 
Sapete chi sono gli spezzini? Beati voi perchè io no, non lo so. Anche se sono nato a Rebocco (un quartiere della Spezia Nord) e ci vivo da più di mezzo secolo.
Con l'apertura dell'Arsenale Militare e del complesso industriale del Golfo la città divenne presto una calamita che attrasse le masse operaie che si stavano formando all'inizio del secolo scorso in Italia.
Così che io, spezzino doc, posso vantare un sangue reggiano, toscano, milanese, marchigiano in solo due generazioni di avi. Se mi allargo un po' acquisto pure geni napoletani e siciliani. Come TUTTI gli spezzini.
Sarà per questo, per questa sua modernità urlante e senza paura, che i genii futuristi amavano Spezia. L'unica città d'Italia che aveva ucciso il passatismo, che rispondeva alla tabe italiana del credersi migliore nazione del mondo (perchè, 'sapesse signora... qui c'erano i Romani quando  pascolavano le pecore...") che aveva innalzato ciminiere fumanti ed aveva avuto il coraggio di sparare al chiaro di luna.
A questa caccola di città, orgogliosa e coraggiosa, i Futuristi avevano dedicato un aeropoema del golfo (mica noccioline!), come mostra il famoso mosaico futurista inserito nel Palazzo delle Poste.


Un mosaico che è quasi sconosciuto allo spezzino di oggi che, come italiano e ligure del tempo della decadenza, vive sullo strato sottilissimo dell'ego allo specchio. E arriva a guardarsi, al massimo, l'ombelico.


Ciò premesso, due parole sulla questione Piazza Verdi, brevemente e per punti.

1) La Spezia ha quasi totalmente perduto la sua anima industriale, con buona pace delle sue premesse futuriste. Sono andate via via chiudendo le industrie che l'avevano fatta ricca nei decenni del boom economico: OTO Melara, S.Giorgio, Fincantieri e tutti i cantieri navali di varia proprietà, tutti più o meno legati al denaro pubblico dell'Arsenale Militare.



2) Per evitare una morte lenta, Spezia si è inventata un ruolo nella nautica da diporto (Porto Lotti e Porto Mirabello - tanto criticati dalla publica opinio spezzina e tanto frequentati dalla stessa opinio in crca di fresco le sere d'estate) e nel turismo.


3) Spezia è diventata Scalo di navi da crociera che portano in città frotte di turisti stranieri, attratti dalle località della costa, soprattutto le Cinque Terre e Portovenere.


4) Spezia è diventata centro artistico e culturale, inaspettatamente, alla fine del secolo scorso, con l'apertura del Museo Lia (frutto di un ricchissimo lascito privato), del museo del Sigillo, e del Centro di Arte Moderna E Contemporanea, il CAMEC, uno dei più importanti musei del genere in Europa.


Per far fronte a questa nuova anima spezzina l'Amministrazione ha pensato bene di riprogettare due degli spazi più importanti della città, Piazza Verdi e Piazza Europa. Dimostrando un coraggio non da poco, in questo momento storico in cui impera una distorta idea di demos aggrappato alle piazze dei social.
Dunque, poche balle! Ai lettori spezzini non dico nulla, perchè sanno tutto già loro. I non spezzini non saranno tediati dai miei racconti di denaro pubblico, di ritardi nei lavori, di errori di progettazione e di direzione dei lavori. Non voglio annoiare nessuno e non sono cose, poi, così interessanti, particolari o uniche nel biotopo italiano.
Per cui passo direttamente al centro della questione: Piazza Verdi è bella/è brutta/è una fogna su cui si sono esercitati tutti gli spezzini per un anno intero.


Questa qui sopra era 'prima': un rettangolo lunghissimo, un po' parcheggio (pochi), un po' strada dove potevi passare a piedi, in fretta, solo sulle striscie. Non era una piazza, non era uno spazio dove incontrarsi, sedersi, chiacchierare, fumare una cicca.
E infatti, noi che insistevamo ad incontrarci lì, in mancanza di altri luoghi a La Spezia, negli anni '70, frequentavamo le 'scalette' delle poste. Luogo angusto, ai margini della 'comunità', austero, fascista, futurista, un pugno nell'occhio del genius loci spezzino. Ma l'unico posto dove sedersi e condividere la nostra idea di piazza.


C'era anche chi si dava appuntamento 'sotto' le scalette, e rimaneva in piedi per ore davanti alla fermata dell'autobus. Togo.

Oggi è così (con il punto di vista del passante)







Quando ci sono passato stamattina non credevo di poter camminare nella piazza! Una piazza dove puoi passeggiare, sederti, fumare la pipa, chiacchierare. La piazza aveva ripreso l'aria che aveva tanti anni fa, prima della motorizzazione di massa e del benessere caotico quando ciascuno faceva quel che capitava.






Perchè questa qui sopra era la Piazza originaria, senza auto, parcheggi, senza i gloriosi pini che ora tutti piangono amaramente, e con un po' di gente che la viveva.
Spezia Futurista è stata salvata in extremis dai mugugni passatisti.

Voglio sorvolare sulle polemiche che lo spezzino sparge a piene mani, sui valori  artistici, architettonici, storici e via così, sugli archi di Buren, artista francese chiamato a fare installazioni nella piazza ("I colori! I colori!", si dice in una città offesa dallo spregio - pare che tra quelli usati ci siano i colori della squadra di calcio della Carrarese, città da cui ci divide il campanile).









Voglio ricordare qui solo le parole di Gabriele Landi, artista spezzino: "Aldilà di tutte le polemiche estetico finanziario funzionali finalmente Piazza Verdi è diventata ciò che prima non era, cioè una piazza."

PS: a margine della polemica, due parole da ex insegnante dei Geometri: per conoscere la validità di un intervento (pubblico o no) su una città, basta fare un'indagine di mercato sui valori registrati dalle case prima e dopo l'intervento. Se gli immobili privati hanno perso valore l'intervento è stupido. Se hanno acquistato valore l'intervento è intelligente.
Non c'è altro da dire, perché il valore lo fanno le persone. Tutte.
Per me le case di piazza Verdi aumenteranno di valore. Ma aspettiamo e vediamo...



(Grazie a cittadellaspezia.com per essersi fatta 'rubare' alcune delle immagini in cui, peraltro, gli archi di Buren la fanno esageratamente da padroni)


venerdì 11 novembre 2016

Trump è uno di noi


L'elezione di Trump non è di destra, nè di sinistra, secondo il mio parere.
E' dei diseredati, dei marginalizzati di questo inizio millennio, dell'ex proletariato bianco che, in Europa come negli USA aveva fatto bene o male la storia e la cultura nella seconda metà del secolo scorso.
La ragione è dichiarata in questa intervista, che appare sui giornali di tutto il mondo, rilasciata al Washington Post da Asra Nomani, ex giornalista del Wall Street Journal, co-fondatrice del Movimento di Riforma Musulmano. Dove si dice, tra l'altro: 
I most certainly reject the trifecta of “hatred/division/ignorance.” I support the Democratic Party’s position on abortion, same-sex marriage and climate change.But I am a single mother who can’t afford health insurance under Obamacare. The president’s mortgage-loan modification program, “HOPE NOW,” didn’t help me. Tuesday, I drove into Virginia from my hometown of Morgantown, W.Va., where I see rural America and ordinary Americans, like me, still struggling to make ends meet, after eight years of the Obama administration.
Cioè:
"Io sono contro il messaggio di odio, divisione, ignoranza (di Trump). Sono sulle stesse posizioni dei democratici su aborto, matrimoni omosessuale, e azioni contro il cambiamento climatico. Ma io sono una madre single, e non mi posso permettere un'assicurazione sanitaria con la politica di Obama.Mercoledì ho attraversato la Virginia dalla mia città natale di Morgantown, e ho visto l'America rurale e gli Americani comuni far fatica a tirare avanti, dopo anni di amministrazione Obama"
e quindi, si suppone, ha votato Trump. Donna, musulmana, apparentemente colta, progressista. Perchè non ce la fa a tirare avanti.  Relativamente. Secondo il suo modello naturale. 

Non sto a fare troppi discorsi. 
Quando c'è un unico modello, con quello ci si confronta. E non si è nemmeno liberi di immaginare, di sognare, di astrarre. E se il modello ti costringe ad adattarti non puoi che cercare di stare a galla. 
Perchè hai voglia di fare l'originale, il progressista, quando gli ospedali non accolgono i tuoi figli malati perchè non hai pagato l'assicurazione.
Hai voglia a essere ecologista, a cercare di avere il minimo peso ecologico sul pianeta se questo, in un modo o nell'altro, ti porta a consumare di meno. La strada è un'altra: se vuoi sopravvivere devi pregare di poter vivere. 

Il movimento è mondiale, senza freni, e va avanti sule ruote oliate della democrazia. 
Quindi chi può lamentarsi?

Qui in Italia c'è un sacco di gente pronta a votare le microcopie di Trump (che si sono già presentate ghignanti). Mentre la sinistra, come è solita fare, discute sull'etica del bisogno.

E allora, massì, 
  • voglio diventare obeso anch'io, 
  • voglio che 'i negri' stiano a casa loro, 
  • voglio sparare ma non essere sparato, 
  • voglio servizi gratuiti ma non voglio pagare le tasse, 
  • voglio che 'i negri' non portino via il lavoro a mio figlio, 
  • voglio che mio figlio vada a raccogliere pomodori col parasole, 
  • voglio che mio figlio pomodoraio prenda almeno 25€ netti all'ora, 
  • voglio che i pomodori costino meno di un euro, anche d'Inverno.
  • Maledetta Kasta!

voglio continuare a fare Business As Usual, anzi, More Than Usual, e se prima o poi il BAU ci porterà ad un mondo invivibile, acceleriamo con il BMTU così la facciamo finita prima, tanto tra 25 anni circa io non ci sarò più e gli altri se la vedranno loro.

A proposito. E' morto Leonard Cohen, 81 anni, sognatore e poeta, voce del mondo di prima. Uno come Cohen non si rivedrà per un bel pezzo.
 


martedì 28 giugno 2016

Secedo nella mia torre d'avorio


"In assenza di una scientifica coscienza di classe, di un gruppo dirigente di rivoluzionari di professione e, conseguentemente, di una prospettiva strutturata, non si può supporre l'esistenza di un proletariato rivoluzionario. Il Lumpenproletariat è, inevitabilmente, strumento nelle mani della reazione"
(marxista leninista)
"Imporre la redistribuzione a pioggia di esigue risorse, escludendo ogni motivazione fondata ma escogitando scappatoie e arzigogoli, e di conseguenza disseminando frustrazione in tutti i lavoratori, servirà nella prima fase dello scontro, e permetterà di arrivare al confronto finale col padrone da posizioni di forza (o di relativa minor debolezza),. La politica di assunzioni passa per nostra vittoria, ora. Poi ci fa comodo per quanto detto qui sopra: più lavoratori sottopagati più lavoratori incazzati (aggiunto a penna)"
(Sindacalista - nota interna)
"La prassi socialista della redistribuzione basata sul 'bisogno', e quella dei regimi totalitari nazifascisti, basata sull'idea di appartenenza alla nazione, è simile e aberrante perchè esclude la strada della libera azione umana.
Impedire che l'impegno individuale sia remunerato, liberamente e senza regole imposte dal centro, genera a breve e medio termine frustrazione, disimpegno, estraneità, disgregazione sociale. Nella classe intellettuale il risultato è ancora più distruttivo"
(Liberale di scuola Austriaca)
"... perchè essa è dotata di senso del ridicolo"

(io)

e quindi non mi chiedete di partecipare all'elaborazione di scappatoie ed arzigogoli.
Not in my name! 



Articolo di Repubblica


sabato 26 marzo 2016

Intelligenza Artificiale vuota come una zucca


L'esperimento condotto dalla Microsoft per testare il suo motore di Intelligenza Artificiale è fallito, secondo la stessa Microsoft e secondo il coro di notizie consensualmente plaudenti diffuse dagli organi di informazione delle rete.

Qui si suggerisce, invece, che sia del tutto riuscito, come diversamente non poteva essere.

Tay.ai è quello che dice la pagina nel link appena inserito, una chat dedicata ad un target di 18-24 anni e governata da un motore di AI, cioè da una serie di algoritmi che danno vita ad un programma in grado di interagire con un umano, dando l'impressione di essere vivo, senziente, attento, ragionante, dotato quindi di ragione, di intelletto e di volontà autonoma. Come si crede che sia qualsiasi uomo/donna capace di interagire con lui/lei.
Come dice la Microsoft, infatti:

FAQ

Q: Who is Tay for?
A: Tay is targeted at 18 to 24 year olds in the U.S., the dominant users of mobile social chat services in the US.
Q: How was Tay created?
A: Tay has been built by mining relevant public data and by using AI and editorial developed by a staff including improvisational comedians. Public data that’s been anonymized is Tay’s primary data source. That data has been modeled, cleaned and filtered by the team developing Tay.

Tay è dunque un'AI formata scavando dati pubblici, presenti in rete, debitamente resi anonimi, modellati e filtrati dal team che ha sviluppato il programma.
Tay è stata lanciata in rete, ha chattato con un tot di umani, ha twittato sul suo profilo che ha subito raccolto una valanga di followers, nel contempo imparando e considerando cose nuove per lei/lui, come sono soliti fare questi fantasmi artificialintelligenti. Noi che abbiamo perso anni della nostra vita sui classici della SciFi lo sappiamo bene.
Senonchè i programmatori di Tay non le/gli avevano fornito alcuna delle tre leggi della robotica, non le/gli avevano dato dei limiti che potessero indicarle/gli (d'ora in avanti decido arbitrariamente che Tay è femmina) le basi del bene e del male, del giusto e dello sbagliato, dell'educato e del volgare. In sostanza Tay è una ragazzina del tutto ignara buttata nel mondo della rete.
Dopo un tot di chiacchierate con umani veri, troll o no, Tay ha iniziato a riempire i suoi interventi, a quanto si legge, con apologie del nazismo e con le peggio cose della rete:
Tay.ai non ha retto il confronto con la Rete la cui massa di utenti, troll e provocatori, ha trovato il modo per influenzarla e trasformarla in meno di 24 ore nell'avatar dell'Internet peggiore, facendola lanciare in profferte sessuali, insegnandole a ripetere frasi violente e razziste nei confronti di diversi gruppi di persone, tra cui le femministe e gli ebrei, e ad inneggiare ad Hitler: è stato a questo punto che Microsoft ha deciso di staccargli la spina, almeno momentaneamente.
L'olocausto è una invenzione, dice Tay
L'esperimento condotto con Tay è perfettamente riuscito, per me.
Un esperimento riesce sempre quando dà un risultato che non ci si aspettava. Non solo quando ottiene l'esito che lo sperimentatore aveva previsto.
Anzi! Se il mio esperimento soddisfa le mie volontà, la cosa è sospetta. L'esperimento cessa di essere tale e diventa un meccanismo perfettamente funzionante, una macchina ingegneristicamente di successo.
E invece no. Tay, come tutti i robot dei racconti di Asimov, l'inventore delle tre leggi della robotica, alla fine ha preso a comportarsi come un umano vero, facendo sprofondare i suoi programmatori nello sconforto censorio.
L'articolo citato qua sopra parla di Troll e provocatori. Sarà. Forse è vero. La rete è piena di millantatori, di Troll, di raccontapalle, di fregagnoli che si inventano tutto quello che il minestrone vuol sentirsi dire. E guadagnano e si divertono così.
Ma io credo che Tay sia stata corrotta nella sua innocenza proprio dalla massa d'urto del minestrone, dal suo essere diventata parte delminestrone. 
Perchè voi sapete bene che la gran massa degli utenti che affollano la rete in questo momento non ha "i limiti che possano indicare le basi del bene e del male, del giusto e dello sbagliato, dell'educato e del volgare", ma invece possiede una zucca completamente vuota. 
E ciancia di Dio, dell'Universo, della Vita e di Tutto Quanto come una massa di bambini innocenti, come una Tay incolpevole. assorbendo le stupidate più pericolose, smettendo di vaccinarsi, temendo le linee bianche nel cielo, bestemmiando contro i Saggi di Sion, giurando di vedere vermi polimerici sotto la pelle e alimentando viralmente tutto quello che 'oh! figo!".
Io vedo un pericolo in questo minestrone ribollente. 
Il mondo in cui sono cresciuto era fondato sulla vergogna. Cioè sulla presunzione di non essere 'un cazzo'. La scuola, la famiglia, le istituzioni, il 'sistema', si pensava, distruggeva la tua forza rivoluzionaria negando la tua autorità sulla conoscenza. 
Cioè, ti dicevano: "prima di prendere posizione su un qualunque argomento, per evitare di far brutte figure che potrebbero distruggere la tua figura sociale, STUDIA, INFORMATI, ASCOLTA, STA' ZITTO ALMENO PER UN PO'!"
E noi pensavamo che questa fosse la strategia della borghesia al potere per sopravvivere alla sua inevitabile decadenza. E STUDIAVAMO, CI INFORMAVAMO, ASCOLTAVAMO, STAVAMO ZITTI, sentendoci sempre solo parzialmente pronti alla trasformazione della realtà, e limitandoci a preparare l'arrivo del mondo migliore.
E invece è arrivata Tay, la simpaticona uguale a tutti noi, che ora è troppo busy, e quindi sta riposando la sua zucca vuota.

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Nota finale: chi scrive SA di non essere un imbecille totale, in sostanza. Ne ha avuto diverse prove provate, nella sua vita. Però sa altrettanto bene che oggi è destinato a comportarsi da imbecille totale. Senza possibilità di scampo, neppure andandosene, neppure tentando una fuga dalla griglia. Lo spazio Off Grid oggi non esiste più.

sabato 19 marzo 2016

Lotta popolare contro la tecnologia



Perduta

Oggi bit e bytes sono morti, e ADSL e wifi, acco e password, android e profili, bacheche e pagine 'personali', sono la strada veloce per finire all'inferno.

La generazione dei nativi digitali non se ne accorgerà. E sarà dannata.
Noi che eravamo anarchici digitali lo sappiamo, ma saremo dannati lo stesso.
Quelli che se ne terranno fuori semplicemente non esisteranno.

Gli altri non ci sono.



Mi vantavo spesso di essere tra quelli che hanno iniziato a interfacciarsi con bit, bytes, kilobytes con istruzioni come  move, cmp, jmp con loop for next e poi con while, case, break - beh... sin dai primi tempi della nuova era. Ero tra quelli per i quali 'hello world' era un output davvero soddisfacente. Edit, compile, debug, compile, run e 'hello world'!
C Kernighan & Ritchie. Lattice-C compiler, altro che C++


Ho seguito l'evoluzione della tecnologia informatica, mainly on the graphic side of the stuff, per tutto questo tempo, aggiornando software, hardware e dotazione neuroesperienziale. Costretto via via ad usarla sempre più come strumento di lavoro, quando è sempre stata strumento ludico e di ricerca.

Ma adesso è venuto il momento di dire basta.

La tecnologia ai tempi di Intuition era anarchia liberatoria, con le sue californiane guru meditation che la rendevano del tutto inutile per il grande fratello.


E ci sentivamo davvero sulla cresta dell'onda, l'ultima onda, noi che leggevamo Neuromancer e guardavamo poi Johnny Mnemonics, tra un giorno in pretura e l'altro, con le faccione della prima repubblica congestionate e incredule.

Ma adesso è venuto il momento di dire basta.

Accendi il portatile personale alle 8. Attendi che entri in rete. Non entra.
Accendi il portatile di servizio alle 8.05- Entra in rete. Chrome non entra nel database online perchè la minima dotazione hardware che il Sistema fornisce necessita frequenti riavvii. Che nessuno si preoccupa di fare. 
Spengi il portatile di servizio.
Fallo ripartire.
Oooops! batteria scarica. Per essere caricato il portatilino deve essere spostato in un punto lontano dalla tua postazione di lavoro. Ti sposti. 
Il portatile alle 8.12 si spegne.
Attacca il carica batterie. Alle 8.20 inizi a lavorare. Come si deve.
Nel frattempo il tuo portatile, rimasto acceso, ha terminato le sue transazioni col router wifi e parte glorioso. Per essere poi buttato fuori dalla rete dopo cinque minuti.

Uno dice. Normale. E' la dotazione hardware inadeguata. E' un ufficio pubblico. Siamo in Italia. Non abbiamo soldi. La casta ladrona. Dobbiamo far piazza pulita. No alle trivelle. Boia d'un mond laeder.

Lo sviluppo delle 'possibilità', che diventano subito 'necessità', si spalma su un tavolo di hardware troppo costoso per essere acquisibile. Le vecchie macchine non funzionano più con i nuovi software. Le 'necessità' sono inattuabili e tu sei un boscimano che non puoi più fare coll'elettrogadget quello che hai sempre fatto da te, con le tue mani. 

Altro che digital divide. E' un digital holocaust.

A casa è molto peggio.

Avvii il tablet che sei stato costretto a comprare perchè, te che ti sei sempre nevroticamente aggiornato da solo non sai come spenderli quei 500 bigliettoni che ti hanno dato per far ripartire l'economia.
Avvii il tablet in wireless domestica. ADSL vari MbPS in download. Pochi spiccioli in upload.
Ma chi siamo noi? Gente che deve contribuire? O gente che deve limitarsi a ciucciare? Downloadati e smettila di uppare (per la cronaca, dopo mezz'ora di test, la velocità di uppaggio era di 0.05mps).


Avvii il tablet.
"Accedi all'account google", dice.
L'acco Google è quello root, oggi. Quello che ti conserva i dati per accedere al tuo mondo.

Come fai a non accedere all'acco google?

La password di google, password root, password da cui di pende tutta la tua vita digitale e quindi reale, è ovviamente difficilissima.
Tanto, che palle, è saved in tutti i dispositivi e la metti una volta sola.
Ma è talmente root che google non te la fa vedere, tra le password tue che lui conserva, firewalled con una chiave a 128bit. No, non te la fa vedere.
Devi averla conservata in locale. Useful, clever, sure.

Accendi il portatile per essere sicuro della password.

Windows 10 parte in aggiornamento.
Fa lui.
Dice... "sono occupato".
Ci mette circa 10 minuti, il sistema winzozz più veloce, ever released.
Win parte. Te apri il file di testo in cui conservi il sacro graal, la password root della tua vita.


Inserisci password sul tablet che, ovviamente, nel frattempo è andato in stand by.
Se sei fortunato uscendo dallo stand by non perdi la connessione wifi.
Se eri in un'altra stanza e sei andati in stand by, c'è la possibilità che la connessione wifi sia stata reimpostata, quando ti svegli, e devi reiniziare da capo.

Adesso ti chiede di registrarti al servizio ASUS. Scegli di farlo con l'acco google, che non ti viene in mente un'altra possibile password abbastanza complessa e facilmente riconoscibile.

Errore del server. Riprovare più tardi.
Più tardi ci riesci.

Ti siedi alla scrivania, oh, scrivania, che già fosti un porto!, e posizioni il portatile accanto al desktop. In mezzo ci metti il nuovo tablet (con i movimenti che fai la spina con cui il tablet è in carica si allenta. Te ne accorgerai un'ora dopo quando, con l'aggiornamento di android in corso, lo stronzo ti dirà "Batteria quasi esaurita: 2% rimanente" e tu ringrazi il robottino che non ha parlato di "spegnimento tra 10 sec").

Devi far partire il tablet.

Hai i biglietti del treno e la prenotazione in comodo formato digitale, paperless. E non puoi portarli solo, i pdf, sul telefonino, che se ti si spenge per eccessivo uso di Pandapop e arriva il controllore, se ti si inchioda Pandapop, come cavolo fai a continuare il viaggio?

Alla fine il tablet è pronto.

No, è tornato in stand by. Sta aggiornando Facebook. E' impallato nella pesante bisogna.

Il router è impallato pure lui.

Non riesci entrare nella root del router. Ti tocca riavviarlo. Il download di facebook deve ripartire da capo.

Taglio ulteriori passaggi.

Alla fine, due ore dopo, i biglietti sono sul tablet. E papiro, pergamena, carta di pioppo sono definitivamente obsoleti.

Allora. Sono definitivamente convinto, per averle viste tutte, per essere stato un fedele della sacra chiesa di Motorola 68k, 16/32 bit, che la tecnologia non è più surfare sull'onda. Non è più la libertà anarchica di chi sa, di chi si difende. Se mai lo è stata.

Oggi la tecnologia 'pulita' è lo strumento del demonio.

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NOTA: non ce l'ho con Windows, come sembrerebbe dalle immagini. Windows è stato un bravo fante, al confronto di Goggle e di Faccialibro










domenica 13 marzo 2016

Multi micromondi


Una (non tanto) semplice formula applicata in Apophysis genera una visione di sistemi non comunicanti tra loro. O meglio, la loro proiezione nello spazio 3d a noi familiare.
Potrebbe essere una buona illustrazione per le teorie del multiverso.
Basta un non tanto semplice formula iterativa per immaginare e visualizzare un multiverso che calcola se stesso.

La formula, trovata molti anni fa, è andata perduta per sempre negli hard disks, aggiornati e formattati e riaggiornati e riorganizzati e deframmentati e ripuliti numerose volte ed è assolutamente persa e non ricreabile.

mercoledì 3 febbraio 2016

Desiderio di vacanze

I due post più visitati di questo blog sono "Etimologia di desiderio" e "Vacanze". Staccano gli altri di numerose lunghezze.
Magari facendo SESSO ORALE, durante le VACANZE, con DESIDERIO, assieme a una MILF, o anche a una TEEN, godendosi il RISCALDAMENTO GLOBALE su una bella spiaggia, sotto un cielo tramato da SCIE CHIMICHE (CHEMTRAILS in originale), resistendo al COMPLOTTO GLOBALE dei PADRONI DEL MONDO e paventando soltanto l'INVASIONE ISLAMICA, funziona anche meglio.
Vediamo tra qualche mese.

Blob fish

lunedì 18 gennaio 2016

Nota letteraria un po' contaminata

Oggi, leggendo The hidden reality di Brian Greene, arrivato ai capitoli che indagano la possibilità che l'Universo, il nostro, sia una grande simulazione, leggevo che un modo attuabile per vedere se davvero viviamo in un grande gioco digitale è quello di scoprire un improvviso cambiamento delle 'regole' di natura. Un'osservazione del reale che sia in parziale o totale disaccordo con le leggi che, fino ad ora, hanno regolato lo spazio in cui viviamo.


Un'ottima ragione perchè questo accada è il fatto che una simulazione, per quanto ciclopica e divina, trattando con i numeri infinitamente complessi della realtà, deve per forza procedere per approssimazioni che, per quanto minime, una volta ripetute per lunghissimo tempo, nei continui loop dello spazio tempo, non possono non portare il programma a degli errori.
Che devono essere per forza corretti, ritarando il flusso del software sottostante. E quindi il Programmatore deve per forza intervenire per evitare l'inconsistenza del sistema e il crash della simulazione stessa. 
Che, sia detto per inciso, riconfigura l'idea razionalista del Dio orologiaio, quello che mette tutto in moto e poi se ne disinteressa.
Non sono fole di fantascienza, ma uno degli scenari possibili che escono dalle nuove scoperte della fisica e dell'astrofisica.

Anyway, a me questa cosa è apparsa come un flash ermeneutico.
Ricordate i famosi versi di Montale?

  1. Vedi, in questi silenzi in cui le cose
  2. s'abbandonano e sembrano vicine
  3. a tradire il loro ultimo segreto,
  4. talora ci si aspetta
  5. di scoprire uno sbaglio di Natura,
  6. il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
  7. il filo da disbrogliare  che finalmente ci metta
  8. nel mezzo di una verità.
  9. Lo sguardo fruga d'intorno,
  10. la mente indaga accorda disunisce
  11. nel profumo che dilaga
  12. quando il giorno piú languisce.
  13. Sono i silenzi in cui si vede
  14. in ogni ombra umana che si allontana
  15. qualche disturbata Divinità 

Diavolo d'un poeta! Senza nemmeno conoscere l'ipotesi del multiverso a bolle.