venerdì 22 agosto 2014

Fatelo a pezzi - con metodo e maniera

Oggi, dopo la pennichella pomeridiana, mi sono svegliato con il dubbio sulla data in cui lo squartamento è stato abolito, o è caduto in disuso, in Europa. 
Te sei matto, mi direte. 
Magari avete ragione, ma quale è il pensiero che può venire in mente dopo una pennichella pomeridiana? Quale il pensiero normale e politicamente corretto
Sarà che mi ero addormentato leggendo La passeggiata di Walser 1), e tutti voi sapete bene quale totale capolavoro del breve sia questo racconto. Anzi, quale capolavoro assoluto sia questo epitaffio del nulla, questo inno al vuoto e alla leggerezza dell'impegno retorico, cantato in mezzo ad un paesaggio che tutti noi ci augureremmo di vivere, un giorno. 

Da quando mi sono dotato di un Kobo, un ebook reader, riesco a saltabeccare da un libro ad un altro, come mi sarebbe sempre piaciuto fare se lo spazio e la moneta non avessero posto dei limiti invalicabili al collezionismo compulsivo dei libri cartacei. Che pure avevo annusato, come condizione naturale, da ragazzo, quando i libri li si prelevava nelle librerie con manine rapide e rapinose.
Vabbè, torniamo a noi.


La prosa di Walser è la manifestazione estetica di un'etica del baratro. La rappresentazione artistica di un doppio ed uno specchio. Nel quale si riflette il nulla. 
Ed è l'incipit della Costituzione, che deve essere ancora scritta, della resistenza alla barbarie 2).

Del tutto ovvio, quindi, che l'uscita naif dalla consapevolezza profonda della pennichella pomeridiana, la fine dello stato di conoscenza messianica che in questi momenti dorati si raggiunge, mi abbiano portato al dubbio sullo squartamento.

Una volta la domanda sarebbe rimasta senza risposta, almeno senza immediata risposta.
Oggi, invece si fa un salto su google e si soddisfa l'ambascia.


Dunque, lo squartamento, inteso come pena cui si sottoponevano debitori, attentatori alla persona del Re, apostati e anche efferati assassini, era molto semplicemente la distruzione, lo smembramento, la lacerazione e la degenerazione del corpo malcapitato.

Ma andiamo con ordine, partendo dalle origini della nostra civiltà giuridica.

Nella Roma repubblicana il debitore insolvente diventava schiavo del creditore. 
E' probabile che, in età arcaica, il debitore insolvente potesse essere messo a morte dal creditore: Aulo Gellio ricorda che in caso di più creditori insoddisfatti, il debitore veniva fatto a pezzi e distribuito, secondo giustizia e proporzionalmente al dovuto, ai danneggiati. Che si portavano ciascuno a casa, chi una gamba, chi un polmone3).


Nel medioevo in cui l'Europa iniziò ad evolvere sulle sue basi comuni di fede cristiana lo squartamento iniziò a diffondersi, nel XIII sec, dal'Ungheria in cui pare aver avuto origine. Il condannato veniva in pratica macellato vivo e con ciò degradato ad un livello inferiore a quello di un animale da macello, il cui corpo veniva invece sezionato dopo essere stato ucciso 4).

Sempre da Wikipedia leggiamo: Per la prassi britannica, la piena punizione (Hanged, drawn and quartered traducibile in italiano con "Impiccato, tirato e squartato") prevedeva che il colpevole venisse:
  • condotto al luogo dell'esecuzione, in pubblica piazza;
  • spogliato nudo e legate le mani dietro la schiena;
  • impiccato, ma non fino alla morte;
  • castrato vivo, con il taglio del pene e dei testicoli;
  • eviscerato senza ledere gli organi vitali;
  • le parti virili e le interiora bruciati davanti ai suoi occhi;
  • decapitato;
  • squartato: il suo corpo diviso in quattro parti;
  • i quarti del suo corpo appesi in diversi angoli della città;
  • la testa conservata nella Torre di Londra.
Il condannato veniva condotto su un carretto al luogo dell'esecuzione, sulla pubblica piazza, in cui era posta una piattaforma di legno, su cui l'attendevano il carnefice ed i suoi assistenti. Sulla piattaforma si ergeva il patibolo per l'impiccagione, un tavolaccio di legno per lo squartamento e una pira per bruciare gli organi strappati alla vittima. Il suppliziato era costretto a salire sulla piattaforma, dove veniva spogliato nudo e legate le mani dietro la schiena. Poi, condotto sotto il patibolo, veniva impiccato con il metodo del nodo corto, in modo che il collonon si rompesse. Prima che sopraggiungesse la morte, veniva prontamente slegato e condotto vivo al tavolo di squartamento. Le mutilazioni venivano praticate in un ordine che rendesse più atroci, per il loro significato e la sofferenza inflitta, quelle eseguite quando il suppliziato era ancora completamente vivo e cosciente.
Chi volesse approfondire nel dettaglio l'operazione può leggere la pagina di Wikipedia a ciò dedicata.

 Nel 1757 fu squartato Robert François Damiens per un fallito attentato al re Luigi XV. Questo tipo di squartamento era diverso da quello usato nel Regno Unito: infatti venivano legate le braccia e le gambe del condannato ai cavalli, i quali, aizzati in direzioni diverse, provocavano lo spezzamento dell'addome; ma per atto di misericordia il boia troncava di netto la testa quando vedeva che le membra cominciavano a lacerarsi). Nel 1789, con la rivoluzione francese, questo supplizio fu abolito e nel 1792 la ghigliottina (ideata in quello stesso anno) divenne l'unico metodo d'esecuzione. (Wiki, cit)
Altri casi recenti di squartamento sono quelli di Emel'jan Ivanovič Pugačëv, capo dei ribelli cosacchi, condotto al supplizio dalla decisione della zarina Caterina II (1775) e quello di Tupac Amaru II in America Latina nel 1781.
Quel che si può dedurre da questa amena lettura è, in primo luogo, che si deve sempre ripassare ciò che si può aver dimenticato. In secondo luogo, davvero oggi viviamo nel migliore dei mondi possibili (cioè attualizzati sino ad ora) e ce lo dobbiamo tenere ben stretti, questo mondo. Anche con tutte le preoccupazioni e le angosce del global warming, dell'inquinamento, delle coppie di fatto, della crisi economica e della pressione fiscale sempre montante.
In terzo luogo dobbiamo ripensare alla natura di una civiltà che può esprimere tali orrori nei confronti di un corpo e di una persona.
Noi l'abbiamo fatto, l'abbiamo superato, l'abbiamo concluso e ci rimane solo di fare la guardia con attenzione. Che mai ci tocchi di rivederlo.

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1) Il primo terzo, cioè. Fino a quando il protagonista incontra una giovane ragazza, in una casa nel bosco, che canta divinamente. E la sommerge di parole forbite e compite, lasciandola del tutto senza parole.
2) Naturalmente IMHO, del tutto e consapevolmente, con atto ermeneutico del tutto debordante e scientificamente ingiustificato.
3) Vedi http://www.unipegaso.it/materiali/LMG-01/annoI/DirRom_Lucrezi/ModX/Lezione_X.pdf dove si ipotizza che la pena corporale fosse leggenda. Ma qui si legge: "Soltanto nell’anno 428 di Roma (326 a.C.), autorevolmente afferma Tito Livio[Titus Livius, Historiarum quod extat, editio Amsterdolami MDCLXXIX, liber VIII, cap. XXVIII, pag. 529.], una sommossa popolare, provocata, in generale, dal continuo susseguirsi del macabro rituale di cui erano vittime i debitori insolventi, e, nel caso particolare, dalla sodomizzazione del debitore, portò all’emanazione della “Lex Poetelia Papiria” che, ponendo il principio per cui la vera garanzia dei creditori doveva ricercarsi nel patrimonio e non nella persona del debitore, (“pecuniae creditae bona debitoris, non corpus obnoxium esse”), sovvertì radicalmente le basi del precedente regime dell‘insolvibilità. 
Inoltre il valore e l’importanza della legge Petelia sono accresciuti dal fatto che con essa venne introdotto il criterio distintivo tra due categorie di debitori. 
Essi furono assoggettati ad un diverso trattamento, a seconda che fossero di buona o di mala fede, prendendo cioè in considerazione se la loro inadempienza derivasse da mero infortunio o dalla frode. 
I primi furono sottratti all’esecuzione personale e per essi fu vietato l’uso del nerbo e dei ceppi (“ne quis in compedibus aut in nervo tenetur”). 
I debitori di mala fede, invece, (“qui noxam meruissent”), rimasero soggetti all’esecuzione personale e costretti “in compedibus”, come mezzo di coazione al pagamento e, al tempo stesso, come pena della frode, “donec poenam luerent”. "
4) Wikipedia, squartamento

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