martedì 11 marzo 2014

Elogio I, 20: della Bodda, cioè, nel dialetto della Versilia, d’un che di simile al rospo

Ci sono delle sere d'estate che sui monti della Versilia si aprono le cateratte del cielo. Tra luglio e agosto il calore, in vortici trasparenti, sale sui picchi e si riunisce tutto in se stesso, si raddensa, si concentra e prende a sciogliersi, quasi fosse un piacere rimandato troppo a lungo, e quanto più velocemente riesce a fare1).
Sempre, questo rinnovamento estivo viene annunciato dalla bodda, un rospo grande e lento che cala sulle strade a centinaia e di solito viene schiacciato dalle auto 2)
Si dice della bodda che pisci negli occhi di chi la prende in mano un'orina velenosa, ma mancano prove di esperienza diretta.
Si dice anche che se alla bodda metti in bocca una sigaretta, o un sigaro, dalla parte accesa, quella inizia a gonfiarsi di fumo fino a scoppiare. Ma anche di questo manca esperienza diretta e certificata.
In effetti d'estate noi si osservava file e file di bodde, seduti sulle panchine in campagna, ma eravamo già stati visitati dal demone della speculazione e si teorizzava sulle possibilità e le evenienze. Al massimo scommettevamo sulla mira delle rare auto che passavano.
Ma nessuna bodda finì mai esplosa, anche se il proverbio suggeriva ch'èsse ppieno 'ome una bodda fosse una condizione riprovevole.


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1) di questo ci dipinge Pascoli in una delle sue poesie più famose e più belle, Teemporale:

Un bubbolìo lontano...

Rosseggia l’orizzonte,
come affocato, a mare:
nero di pece, a monte,
5stracci di nubi chiare:
tra il nero un casolare:
un’ala di gabbiano.


che, al di là dei ricordi scolastici che porta, è davvero una poesia visionaria come uno scatto di Ansel Adams





2) Oggi pare che anche le bodde subiscano la sorte di tutti i batraci. Schiacciate sulle strade, private dell'acqua, infettate da funghi e bacilli, hanno poco da sperare nel loro piscio velenoso. Ed è un peccato, perchè, anche tralasciando la biodiversità che si perde, con la loro scomparsa avremo un'occasione in meno di immaginare storie dell'altro mondo.

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