martedì 1 ottobre 2013

Il piacere e la morte

Eureka! Dopo tanti di quegli anni sono riuscito a rimettere al suo posto in biblioteca questo libro maestoso. L'avevo comprato alla fine dei '70, l'avevo letto, cercando disperatamente di capirlo (ma anche leggerlo e basta era una bellezza, al tempo dei miei diciott'anni) e poi l'avevo perso, forse sottrattomi da una manina maliziosa.
Era poi uscito dal commercio e non l'avevo più trovato.
M'è poi tornato in mente grazie ad una ragazza giudiziosa che aveva elaborato a suo modo un ragionamento attorno alla minorità umana di fronte alla paura della morte, paura che rende gli uomini schiavi e servi del dolore, del caos e dell'agitazione.
Mi ha soccorso Internet, dove a ben cercare si trova sempre ciò che occorre. Anche questo libro, ormai fuori commercio e presente in rete in un unico esemplare (a quanto mi è stato dato di trovare). Naturalmente l'ho subito acquistato e, prima ancora di aprirlo, l'ho fotografato assieme ad una mistura inglese 'serena' e facile, e ad una pipa, pure inglese, educata e di bellezza composta, una Bewlay, regalatami inaspettatamente dal mio amico della beata adolescenza, che non avevo mai più rivisto occhi negli occhi. La coppia tabagica sembra aver in sè il segreto dell'edonè katastematikè (o simile, mi perdonerete, non ho mai masticato il greco), cioè del piacere in quiete 1). Che deriva dallo sprezzo della morte e che è sconosciuto a noialtri, la maggior parte delle volte.


Ora che l'ho ritrovato, il libro, ve lo consiglio caldamente, se riuscite a trovarlo pure voi. ;)
PS: io l'ho trovato qui: http://www.comprovendolibri.it
(seconda pubblicità palese)

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1)   padre dell'atarassia, cioè dell'assenza di turbamento - o della saggezza.

10 commenti:

  1. "Il piacere e la morte"..sembra quasi un ossimoro, non crede? Tutti con questa paura della morte. Premetto che a me non piace e non è mai piaciuto adoperare questa parola, ma non per paura.. semplicemente perché mi sa di qualcosa che finisce nel dimenticatoio, nello sgabuzzino del "e chi è..?!".
    MR.Morte: lo scheletro incappucciato vestito di nero e con la falce tra le "mani". Così la vedono tanti. Per me sinceramente è il vivere lasciandosi vivere, l'infilarsi la maschera da burattino che mosso dai fili della società trascorre così le sue giornate: "6:00 suona la sveglia, che noia! Di già?! 8:00 a lavoro! 13:00 a tavolaaa!; 15:00 riposino; 16:00 spesa 20:00: a tavolaaa! 23:00 sleeping time". Questa è vita?! Ovviamente è un esempio, la giornata è piena di altre cose, ma che rientrano in una schematizzazione della giornata. Questo non è vivere!!! Vivere significa andare in giro per il mondo, esplorare, scoprire, indagare, emozionarsi e spaventarsi, andare oltre quelle mere diavolerie umane che ci impediscono di scavalcare quel muro di futilità che abbiamo insensatamente innalzato. Cosa mi può importare se e quando giungerà la mia fine! Quando accadrà io non me ne dovrò occupare. Io non me ne accorgerò neanche. Ciò che invece non non si può non avvertire è la vuotezza del "mentre sono vivo". E allora riempiamolo 'sto vuoto! Volgiamoci verso quello che è il nostro "Piacere", un piacere che varia da persona a persona e che è fatto di ambizioni, desideri e aspettative che è bene non abbandonare. Sono questi a renderci attivi, grintosi. Che importa se appaiono irraggiungibili, ai limiti dell'impossibile! E' questo il bello!!! Quel brivido di piacere nel voler andare oltre noi stessi, rischiare anche di imbatterci in quell'individuo, dai tetri gusti di vestiario, citato prima.
    Questo piacere nel suo caso, Gigionaz, può essere ad esempio la sua voglia di creare qualcosa di nuovo e spettacolare con pochi arnesi, ma tanta fantasia, grinta, vŏluntās. Già, perché chissà quante pipe inusualmente spettacolari si annidano nella sua mente, quante miscele pronte da essere provate, quanti sapori che aspettano solo di essere scovati e goduti.
    I "morti" tendono al piacere senza raggiungerlo mai divenendo una sagoma volta tra tante. I vivi lo ricercano, lo raggiungono e iniziano una nuova indagine al fine di ottenerne di nuovi, spinti dall' incuranza della fine.
    Brindiamo quindi con Epicuro al piacere e lasciamoci deliziare dai fumi dell'ignoto finché possiamo. Quando l'incappucciato verrà a prenderci noi belli soddisfatti ci faremo una grassa risata alle sue spalle che difficilmente questi riuscirà a comprendere.

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    1. *il "dotto" voleva dire "vuota" e non "volta"(??) > sestultima riga.

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    2. :) Succede. Perquanto... anche 'volta' avrebbe un senso... un po' forzato... ma forse adatto. Volvere, se ricordo bene, ha anche un significato tipo 'costretto a girarsi'. Anche in Dante 'ch'i' fui per ritornar più volte volto' (Inferno, I, 36). Qui potrebbe essere 'una sagoma costretta a rigirarsi (annullando la propria individualità) tra le molte altre'. Dove 'volta' starebbe per 'girata di schiena' (e non riconoscibile).
      :D :D :D :D :D

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    3. E' ciò a cui ho pensato quando ho riletto..beh, il non lo ricordavo proprio. La mia reinterpretazione però non era arrivata a tanto. Tuttavia annullare la propria individualità può essere vista come salvezza, in certi casi. In questo modo contrasterebbe con tutto ciò che ho detto prima. Bella l'idea della "sagoma costretta rigirarsi tra le molte altre" e poiché girata di schiena non riconoscibile. Bella davvero!

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    4. *il canto lo non ricordavo.

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  2. La tua mi sembra la risposta romantica al busillis, nel senso storico del termine. Postromantica, in effetti. Perchè quei bei tomi, tedeschi di fine '700 e italiani di qualche anno dopo, erano pieni di passione, sì, ma poveri di ironia e autoironia (che mi pare leggere nelle tue parole),
    Non so, forse sarà l'età che mi preme, sarà un po' di stanchezza e di moderatissimo e forse temporaneo istinto da paguro, ma il piacere epicureo della soddisfazione dei bisogni 'naturali' e quindi 'positivi' ha ormai preso il posto in me del piacere delle esplorazioni rischiose.
    Che lascio a voi giovani, con la promessa che poi, un giorno o l'altro, me li veniate a raccontare.
    Un saluto, mio dotto amico ;)

    PS: ho appena messo mano su quattro blocchetti di radica, due di erica, una di ulivo e una di corbezzolo, che mi promettono ore di puro piacere nella materia. Se mi riesce di fare qualcosa di elegante te lo farò vedere di certo. Anzi... Se inizi a fumare la pipa, una delle prossime sarà per te :)

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  3. Per il momento non mi sento pronto a entrare nel vasto mondo dei cerchi di fumo.
    Ogni cosa ha i suoi tempi e necessita di quella sensazione di richiamo, quasi una vocazione. Se dall'oggi al domani iniziassi non mi godrei questo "mondo perelaiano". :P Sbaglio?
    Però guardo con grande piacere le sue opere, Mastro Gigionaz.. e chissà, forse un giorno la mia pipa arriverà. :)

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    1. Ho voluto azzardare questa parola. Un azzardo, beh, sì, di sicuro,! Ma in essa ci vedo (..o ci voglio vedere) la leggerezza ("io sono leggero... un uomo leggero... tanto leggero") e la possibilità di un mondo tutto nostro, in cui sia possibile fuggire dalla pesantezza di ciò che ci circonda, se mi spiego.

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    2. Minchia! Ti spieghi benissimo!
      Grande Angelo! Ti spieghi benissimo!
      :)

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