venerdì 19 luglio 2013

Elogi, II,7: Pesce spatola e sgombri per cena

Non passa settimana senza che faccia un salto al mercato del pesce. Mi piace il pesce e mi piace la gente che ci gira attorno.
Oggi vado a visitare la bancarella del mio amico comandante, come lo chiamo io. Spezzino purosangue, mi sembra, anche se non gliel'ho mai chiesto. Ha tre tranci di pesce spatola.

Il mio pesce spatola era un po' più piccino

_Quanto peserà questo?
_Questo?
_ No, lasci stare. Siamo in due e se gli porto questo mia moglie mi fa nuovo. Peserà più di un chilo.
_ Lo pesiamo.
_ No, mi dia questo, piuttosto.
_ Quello è piccolo, prenda questo che sta a metà.
Ci conosciamo, anche se ci diamo del lei, e la compravendita dei pesci al suo banchetto non ha senso commerciale. Diciamo che si va sull'astratto.
Prendo la spatola e passo oltre.
Mi andrebbe di mettere le mani su degli sgombri grossetti, da fare bolliti, sotto olio, limone, aglio e prezzemolo. Ma non ce n'è.
Alla fine ne trovo un mazzo a 4€ al chilo in un banchetto di due giovani, lui moro come un siciliano, lei bionda come una veneta, ma forse anche spezzina di quarta generazione. Spezia è diventata il punto di gravità permanente dell'Italia in cerca di lavoro, ai tempi della costruzione dell'Arsenale Militare, quando c'era Cavour, 1862, e il nemico veniva da Nord.


_ Mi date quattro di questi sgombri?
Si chiede sempre con cortesia, al mercato del pesce, anche se è del tutto ovvio che sì, te lo danno per certo quello che chiedi.
_ Puliti?
_ Se me li pulisce mi fa un favore.
_ La testa?
_ La lasci.
Mi piace il sapore che prende il brodino di pesce se gli lasci la testa. Magari è solo un leggerissimo retrogusto di mare, ma tanto non costa niente.



Mentre lei mi sbuzza i lacerti (sgombri, maccarelli, Scomber scombrus) lui nota la mia pipa (una voluminosa Dr. Hardy, bent, cioè col bocchino piegato, di splendida e lucente radica di noce, tutta fiamme e occhi di pernice, una pipa importante, come aspetto, che mi piace portare a comprare il pesce, per dissonanza inutile).
_ Scusi, giovanotto...
Non sarà certo una tattica per accalappiare il cliente, visto che ho già comprato. Detto da lui che avrà 15-20 anni meno di me sarà un vezzeggiativo cameratesco.
_ Cosa ci fuma nella pipa?
_ Tabacco... e lo dico stringendo le spalle, come se mi dovessi scusare per l'ovvietà.
_ Sì, ma che tipo...
_ Forte. Cioè Toscano trinciato, in questo momento. Semplice e senza aggiunte.
_ Ah, ecco! Perchè a me piace l'odore. Mai stato in Tunisia?
Sgamato, il ricciolo. Non siciliano ma tunisino.
_ Da noi, se va in un bar, a prendere un the, ci sono sempre tre o quattro che fumano la pipa. Io non l'ho mai fumata ma mi piace l'odore. Da noi ci si mette di tutto. Hashish. Conosce l'hashish?
_ Ne ho sentito parlare, rispondo.
_ E poi, scorze d'arancio, fiori, erbe strane. Un profumo!
_ A volte anch'io ci metto della roba dentro. Vino, liquori.
_ Eh! Ecco! Anche da noi. Ma hashish?
_ Eh, no! Qui è proibito.
_ Proibito? Proibito??? Ma come proibito...?
_ Proibito. Stop.
_ Ma anche se lo fuma in casa sua?
_ Anche in casa propria.
_ Ma daaài...
_ Eh, sì.
_ Strano. Da noi è proibita la droga. Qualcuno ce la mette, ma rischia. Comunque io non ho mai fumato la pipa, nemmeno quella normale, che dopo un paio di tirate esci fuori di testa.


Già, penso io. E' per questo che qui è proibita l'aggiunta di euforia.
Sarà perchè, in primis, è meglio far finta di essere vigili, mentre la nave affonda, E lo Stato si prende cura di noi, e fa suonare l'orchestra mentre distribuisce i giubbotti di salvataggio, inutili, vista la temperatura dell'acqua.
Poi perchè siamo moderni, e preferiamo impegnarci in giochi rischiosi, tipo far fallire società, stati e nazioni dopo aver ridotto alla fame milioni di braccia.
Ma basta, perchè alla fine ci deve essere un motivo più grande di noi, se gli sgombri me li passa un ricciuto tunisino che parla benissimo l'italiano ed è qui a Spezia, anche se l'Arsenale sta chiudendo.


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