domenica 23 giugno 2013

Lo zen e l'arte delle nuvole di fumo

Qualche tempo dopo l'inizio dell'avventura nel mondo affascinante delle pipe, è inevitabile provare a percorrere una rotta ancora più inebriante di profumi e di misteri. 
Il mondo del tabacco da pipa. 
Non voglio qui fare una rassegna delle centinaia di misture profumate che si trovano in commercio, prodotte con le varietà più diverse per tipo, lavorazione e provenienza. Kentuky robusti coltivati in Italia, Virginia biondi e rotondi dagli Stati Uniti, Burley del Tennessee, Malawi, Brasile o Argentina, Latakia affumicato a Cipro e in Libia, Cavendish pressato e bruciato leggermente, e ancora Orientali Turchi della Macedonia, il raro e forte Perique coltivato solo su 65000mq in Louisiana, il Burley dell'Ohio. Ognuno preparato in mille modi diversi, pressato, fermentato, bagnato con i più diversi tipi di liquore e di profumi.

Foglie di Perique e le sue sacerdotesse
Il mio viaggio dentro questa selva di combinazioni è appena iniziato ma già mi sento come doveva sentirsi Ulisse quando navigò tra le sirene o quando visitò il paese dei Λωτοφάγοι, mangiatori del Loto inebriante e nemico della memoria. 

Anche nel taglio e nella conservazione il tabacco è vario e sempre diverso.
Oggi, più frequentemente, lo si compra in bustine sigillate sottovuoto e in lattine eleganti.
Nell'un caso come nell'altro il tabacco viene conservato perfettamente.
Però, una volta aperto e esposto all'aria, soprattutto quello delle varietà 'naturali' che io preferisco, senza additivi, tende a seccarsi e sbriciolarsi e ti fa perdere l'amore che provi verso le cose vive.

Dopo una breve ricerca in rete ho fatto l'incontro col tabacco Flake comprando il Capstan e il Park Lane 7. Per Flake si intende un tabacco (di solito Virginia e Burley) pressato con forza in sottili foglietti separati e sovrapposti nelle confezioni di vendita. Il vantaggio di questo tipo di preparazione è dato dalla sua umidità persistente, dalla sua maneggevolezza e dalla facilità di caricamento in pipa, una volta fatta amicizia con questo vecchio tipo di tabacco.

Allora che faccio? Avevo possibilità di scelta? 
Mi precipito dal mio amico tabacchino, compro i tabacchi italiani più 'naturali' e meno costosi che ci siano qui da me e mi impegno nell'impresa.


Tabacco Forte, composto da Kentuky italiano. Forte davvero, da stare attenti nelle pipate prolungate in pipe capienti. Trinciato Italia, a base di Virginia, ma forse con dentro Orientali ed un po' di Kentuky. Kentuky italiano ottenuto da sigari toscani tagliati in rondelline sottili sottili (Toscanello, Garibaldi, Extravecchio quasi pari sono. Io preferisco il Toscanello Speciale).

Ma anche virginia trinciato da rollo, come il Virginia Original Green Mountain, nell'economica confezione da 30g. Un briciolo di Latakia, tabacco molto aromatico.
Li miscelo pesandoli con una bilancina elettronica cinese, che spacca il decimo di grammo (quella da centesimo di grammo, puro amore dell'eccesso inutile, me la sono persa per una settimana, che prima non c'era e poi è apparsa improvvisamente allo stesso prezzo della mia, ma che volete, si può mica avere in casa due bilancine di precisione avanzando la scusa che 'questa spacca il centesimo di grammo'!).
Dopo averli pesati con misure segrete, li mescolo per decine di minuti con i polpastrelli, e la miscelazione di odori e umori dà un piacere tattile sottile e a me fin'ora sconosciuto.
Intanto metto a bollire una pentola d'acqua. Quando il bollore è vigoroso, spengo il fornello e metto sulla pentola una reticella sottile di metallo (vanno bene i colini sottili come i setacci da farina. Io uso la rete che si mette sulle padelle per evitare gli schizzi, quando friggo le acciughe o i totanetti infarinati). Sulla rete spargo il tabacco e sul tabacco, se la giornata è secca, metto un coperchio. Lascio il tabacco a inumidire quanto basta. In genere un paio di minuti per permettere alle fibre di essere molto più umide del normale.
Poi rimetto il tabacco inumidito nel vassoio e lo rimescolo con amore.
Può essere, talvolta, che mi venga l'idea di bagnare la mescolanza con Rhum delle Antille o di Cuba. O con Brandy inglese. Per fare ciò ho sistemato uno spruzzino minuscolo, di quelli che ricevi in omaggio con riviste e giornali e che conteneva un campione di profumo.
Nebulizza il liquore atomizzandolo alla perfezione e spargendolo in maniera uniforme su tutto il tabacco.
L'unica difficoltà, grossa ma non insormontabile, è toglierci il residuo di profumo originale. Avevo pensato che sarei stato costretto a fare un tabacco a la mode de Gucci, ma ho subito rimediato con lunghi spruzzi di Rhum verso il vuoto.
Ed eccomi pronto alla magia: scatoletta di rovere autocostruita, foglietti di cartaforno a misura, morsetti da tavolo robusti e un po' di tempo a disposizione.


Il risultato è come volevo. Fogliettini sottili di tabacco pressato, da riporre nella scatolina del Capstan e da gustare per giorni e giorni, senza che perdano in profumo, umidore e fragranza. 
Anche la procedura di carica nella pipa, una volta scoperta, è facile facile. Si solleva il fogliettino di tabacco (quelli di cartaforno sono già stati eliminati), lo si divide in due per la lunghezza, se ne prende uno e si arrotola tra le dita, a fare un cilindretto a spirale. Della misura esatta del fornello di pipa. Si inserisce con grande eleganza (anche guidando con il ginocchio, ma solo nei rettilinei senza traffico - e avvertendo che queste cose no, non si fanno) e si accende con un solo fiammifero, lavorando un po' col pigino. Che io sappia il sapore dipende dalla miscela di tabacchi usata. Ovviamente. Ma io trovo che, così acconciate, le fibre originali si siano sposate in modo molto più profondo, con le resine proprie spremute e mescolate.

In fumata mi sembra un po' più pastoso e consistente. A volte aggressivo, se esagero col Forte, a volte più dolce, se ci vado di Virginia. Ma è una soddisfazione, proprio come aver fatto una scultura o un dipinto.


Riconosco che il titolo è un po' pretenzioso e, probabilmente, fuorviante. Ma mi piace accodare questa passione alle altre che ho rubricate in questo modo. Lo zen ridotto e semplificato, uno zen de noantri, che è solo il modo di esprimere affetto verso il mondo delle cose.

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