mercoledì 27 febbraio 2013

Lunga vita ai pessimisti

Che poi uno dice 'ah!  Dev'esserci un progetto intelligente dietro a questa meraviglia chiamata uomo!'.


Pessimism About the Future May Lead to Longer, Healthier Life


Feb. 27, 2013 — Older people who have low expectations for a satisfying future may be more likely to live longer, healthier lives than those who see brighter days ahead, according to new research published by the American Psychological Association.


"Our findings revealed that being overly optimistic in predicting a better future was associated with a greater risk of disability and death within the following decade," said lead author Frieder R. Lang, PhD, of the University of Erlangen-Nuremberg in Germany. "Pessimism about the future may encourage people to live more carefully, taking health and safety precautions." The study was published online in the journal Psychology and Aging.





Che i pessimisti possano vivere più a lungo e in maggior salute è una bella ipotesi. Da tempo ho scoperto che l'espressione di cultura popolare Cuore allegro il Ciel l'aiuta è una baggianata del mondo favoloso e colorato di Garrone e della Piccola Vedetta Lombarda. Ma mai avrei osato pensare che un atteggiamento pessimista e poco fiducioso nel futuro permette, statisticamente, una vita più lunga e sana.
A pensarci bene è una deduzione in linea con la cultura darwiniana che si poteva produrre anche a priori, senza dati sperimentali 1).
Però, dire proprio che il pessimismo è una scelta di vita efficiente va contro ogni buona educazione che ci hanno dato da piccoli. E contro ogni senso di verità quotidiana ed istintiva.
Insomma, alla fine, il pessimismo appare proprio brutto e con un sapore di muffa e di marcio...
Come si può pensare che il pessimismo sia un bene? 
Sono convinto che questa novità derivi dalla pretesa dell'uomo del crepuscolo di vivere per sempre e dalla sua scoperta che, se non per sempre, almeno si deve vivere moltissimo.
Accontentandoci di vivere molto a lungo, vogliamo anche vivere in salute. E se questo è vero, come appare, ne deriva che per vivere a lungo e in salute, ci costringiamo tutta la vita ad essere chiusi, spaventati, misantropi e con il desiderio di essere sempre altrove.
Grande!
Scusatemi se la finisco qui, ma adesso vado a fumarmi un bel sigaro, perché mi voglio perdere il treno dell'immortalità



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1) Sembra facile capire come il timore dell'esterno, la prudenza tipica dell'incertezza, la cautela prodotta dall'idea della savana come luogo di morte, immagini archetipiche alla base del pessimismo 'naturale', possano  produrre una conservazione dell'individuo e del suo corredo genetico, e quindi costituiscano un vantaggio evoluzionistico. Non ne sono proprio certo, non essendo io uno specialista, ma mi sembra possibile.

3 commenti:

  1. Sciocchezze! (Pensiero personale al solito).
    O meglio, i pessimisti cercheranno anche di agire con più cautela, ma proprio in tal modo commetteranno, seppur involontariamente, errori tali da arrischiare alla loro vita (il più delle volte).
    Voglio prendere come esempio il mio caro amico Giacomino Leopardi (un riferimento scontato, ma non importa). Sia chiaro, ne voglio dare una mia interpretazione per cui NON è da prendere per niente come attendibile!
    Ha studiato in modo "matto e disperatissimo" per anni con la paura di non essere mai all'altezza delle aspettative di chi lo attorniava, genitori in primis. Quest'ultimi non gli dimostravano minimamente affetto e questo lo avrà portato sicuramente da una parte ad un blocco emotivo ed un'apparente freddezza o quantomeno timidezza e dall'altra al desiderio/ bisogno segreto di ricevere affetto senza la necessità di chiederlo. A ciò si aggiungono le malattie e la povertà. Colpo di grazia la granita al limone (e qui si nota la prudenza fallimentare del pessimista!).
    Le insicurezze e i timori che la stragrande maggioranza di pessimisti (probabilmente anche Leopardi), si trascina portano l'individuo ad una prudenza esagerata delle sue azioni e un controllo smodato di ogni sua parola e atteggiamento. Gli eccessi in negativo o positivo sono un divieto autoimposto. Tutto deve essere perfettamente bilanciato. Certe domande si succedono via via nella sua testa sesta sosta: "Come mai quella persona non mi cerca più? Sarò stato troppo... ? O troppo poco...? Rimarrò solo? Sarò mai in grado di...? E se non sarò all'altezza...? E se deluderò le aspettative di..." .
    Un altalenarsi continuo tra un 'se' e un altro che si contorcono nella sua mente.
    Con Giacomino la validità di questa ricerca non è molto attendibile, ma c'é la scusante che erano altri tempi.
    Ma ammettiamo per un attimo la fondatezza generica dell'equazione pessimista= longevolo e chiediamoci: conviene davvero vivere a lungo in tal modo? Avrebbe voluto il caro e sfortunato Leo vivere fino a 100 anni? Secondo me, no! E come lui chiunque altro nelle medesime condizioni. Molto meglio vivere pochi giorni, ma ricolmi di ottimismo, certezze e tranquillità. Questo è il vero benessere!! Altro che pessimismo e catastrofismo! Vivere fino a 100 anni rilegati nel buio del proprio rifugio denso di perplessità, vergogna, esitazione e batticuore?! Ma siamo pazzi!!! ASSOLUTAMENTE NO! Poi ognuno è libero di pensarla come più lo aggrada.

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  2. Io ho sempre pensato che Giacomo, o Giacomino come lo chiami tu, fosse meno pessimista di quanto dichiarasse.
    Solo che era anche realista e coraggioso e, secondo me, la granita l'ha trangugiata con un sentimento liberatorio (era 'insolitamente allegro' quella sera, scrive il perfido Ranieri).

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  3. L'ho sempre sostenuto anch'io. Per questo non mi pento di ammirarlo a dispetto di ciò che mi dice la gente (quella che vede Leopardi come un depresso malformato circondato da un alone tetro e cupo).
    Le stringo virtualmente la mano perché è il primo a considerarlo tale.
    A volte sarebbe utile scavalcare certi preconcetti e guardare oltre le apparenze.

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