domenica 11 novembre 2012

L'eccellenza et trionfo del porco

Un libro che ho riletto recentemente è proprio quello del titolo: L'eccellenza e il trionfo del porco di Giulio Cesare Croce, figlio di fabbri e fabbro lui stesso, ma anche giocondo umanista tardorinascimentale, il quale cercò nell'erudizione e nella letteratura la strada maestra per emanciparsi dalle arti meccaniche con le quali si ingegnava di vivere.

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Appena visto nella piccola libreria Einaudi interna al centro commerciale, dopo aver scansato facilmente i banchi di narrativa che inutilmente cercavano di farmi lo sgambetto, l'ho subito fatto mio.
E' una lauda del porco immortale, un elogio come mai potrei ingegnarmi di scrivere.
E non fraintendete. Non è un gioco divertito di un intellettuale che usa il porco per esibire le sue fighettitudini. Non è un pretesto, il setoloso porcello, per esibire la propria colta eleganza.
No no! E' proprio un serio e preciso elogio delle virtù naturali e culturali del rapporto uomo-suino. Un legame così stretto e benefico che davvero si immagina essere quello che c'è tra due fratelli e consimili.
Dopo un preambolo in cui si azzarda una serie di etimologie farlocche (di moda a quei tempi, durante i quali non si era ancora liberi dall'idea che il passato fosse prefigurazione del presente) Croce passa in rassegna tutti i pregi culinari e sanitari del grasso maiale, animale che, come si capirà facilmente alla lettura, è stato creato come atto di supremo amore divino nei nostri confronti.

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Che tristezza, questo mio percorso attuale, spontaneo e meccanico nel suo compiersi, verso l'alimentazione vegetale!
Tardo e lento, questo mio percorso, tanto che la sera stessa, omaggio al maestro, mi sono buttato dentro un locale lì disposto e ho cenato con braciole e fegatini inzuppati nelle salse1) più variopinte e impreziosite. Dall'amico porco, ovviamente.

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1) Un giorno o l'altro, prima che la deriva vegetariana mi porti via, dovrò pur decidermi a confezionare le salse che sono elencate nel ricettario De honesta voluptate di Bartolomeo Sacchi, detto Il Platina,  di cui ho già parlato qualche tempo fa. Scommetto che potrebbero rendere appetitoso anche un broccolo lesso.

testo di LAV/gigionaz, immagini linkate 

3 commenti:

  1. Pochi mesi fa elogiava il maiale (anche lei) e il lardo e ora mi diventa vegetariano?! Ahah, qui i segnali dell' apokalypsis si fan sempre più numerosi. Beh, probabilmente non avverrà il 21 dicembre però siam lì lì.
    Attenderò l'elogio dei cipollotti (portatori di emarginazione) o dei broccoli malvisti.
    P.S:..e cerchi di stare calmo! Legga,scriva, fotografi, scoppi le "bolle di plastica",faccia tiro al bersaglio coi piccioni,che so.. molti trovano rilassante anche insultarmi (me lo merito, ammetto!). Persino una volta un cameriere di Parigi ;)
    Anche ascoltare il buon Giannin può essere utile, se non altro per i muscoli facciali. :D
    Saluti!

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  2. Il percorso verso la dieta vegetariana è del tutto spontaneo. Nulla di ideologico od integralista. Semplicemente, non mi accade più tanto spesso di mangiare carne e collaterali e affini.
    Ma il lardo e il maiale mi sono carissimi.
    Anzi, ti prometto a breve (giuro) un "Elogio del sanguinaccio, anche del biroldo".
    PS: dove non mi vedi calmo? Sospetti una infatuazione per i guerrieri che cantano l'Haka?

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