mercoledì 3 ottobre 2012

Seconda risposta all'Ecclesiaste

Morte e felicità

Meneceo,

Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'animo nostro.

Epicuro
Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l'età. Ecco che da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l'avvenire.
[Epicuro, Lettera sulla felicità (a Meneceo), traduzione di Angelo Maria Pellegrino, Stampa alternativa, Milano 1992.]

Epicuro ad Ermarco, salute.
Volgeva per me il supremo giorno e pur felice della mia vita, quando questo ti scrivevo. Così acuti erano i miei mali della vescica e dei visceri, che più oltre non poteva procederne la violenza. Pure ad essi tutti s'adeguava la gioia dell'animo, nel ricordare le nostre dottrine e le verità da noi scoperte. Ora tu, come si conviene alla buona disposizione che fin dalla prima adolescenza mostrasti verso me e la filosofia, abbi cura dei figli di Metrodoro.

2 commenti:

  1. Sono stato un po' a riflettere su un commento appropriato, ma Epicuro è Epicuro:perfetto così com'è. L'unica cosa che non approvo molto è il fatto che solo i giovani possano essere felici (oltretutto detto in un'epoca in cui l'aspettativa di vita era particolarmente bassa).
    Chiamando in causa Epitteto questi dice:
    "Non sono i fatti in sé che turbano gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti. Per esempio, la morte non è nulla di terribile (perché altrimenti sarebbe sembrata tale anche a Socrate): ma il giudizio che la vuole terribile, ecco, questo è terribile. Di conseguenza, quando subiamo un impedimento, siamo turbati o afflitti, non dobbiamo mai accusare nessun altro tranne noi stessi, ossia i nostri giudizi. Incolpare gli altri dei propri mali è tipico di chi non ha educazione filosofica; chi l'ha intrapresa incolpa sé stesso; chi l'ha completata non incolpa né gli altri né se stesso".

    ..E ancora:
    "La felicità non consiste nell'acquistare e godere ma nel non desiderare nulla, perché consiste nell'essere liberi".

    Dire che sono d'accordo pienamente anche su questo filosofo non sarebbe vero, ma l'idea di felicità e libertà collegate assieme, al momento, l'approvo a pieno. Comunque la concezione che si ha di felicità varia di volta in volta a seconda della fase della vita in cui ci si trova(se di fasi è lecito parlare) oltre ovviamente al tipo di persona, al contesto più o meno difficile in cui questa si viene a trovare e alla sua caparbietà. E' giusto che ognuno abbia una visione diversa attorno a tale tematica (anche se è palese che ormai l'infelicità regna sovrana e il più delle volte per motivi insensati [che non comprendo proprio!] misti ad una smodata voglia di compatimento).
    Ma io rimango ancorato al famoso:
    "Voglio vivere così
    col sole in fronte
    e felice canto
    beatamente" ;D

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  2. Voglio vivere così!
    Bellissimo! Altro che Epitteto ed Epicuro!
    I miei complimenti.

    L'ho usata io stesso qui sul blog: http://gigionazpol.blogspot.it/2012/01/vorrei-vivere-cosi.html

    Un saluto, Angelo!

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