mercoledì 24 ottobre 2012

Elogi II,2

Elogio della Lepiota, vulgo boìsena



Andare per funghi o, come si dice qui, a funghi è una occupazione tra le più nobili. Ho conosciuto ragazzi che coi funghi si pagavano le vacanze al mare. Con balle 1) di funghi raccolte di prima estate. Io non ho mai imparato l'arte, non al massimo grado. E infatti passavo le vacanze a casa loro, mentre quelli erano al mare. 
Solo una volta, col mio fido compare, maestro e alleato, ci trovammo davanti a due piane tra i castagni, ripiene di servi 2), e ci si buttò a capofitto come i due principianti che eravamo.
E' per questo che qui si intende elogiare la boìsena 3), grande fungo coraggioso, che non si nasconde e non studia di assomigliare ad una foglia o a una castagna, come fanno i pavidi servi, e ti salva la faccia con gli ospiti, gustosa com'è, se cotta alla piastra.

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1) toscano dei monti per sacchi di juta, tessuti come i saii dei frati.
2) ligure di levante per boletus. Non ho mai chiesto a mio padre per quale ragione li chiamasse così. Anche perchè mi avrebbe risposto: Eh! Come li vuoi chiamare? E ormai è un po' tardi per fare con lui indagini di lingua.
Non credo proprio un legame con questa parola raccolta in Treccani onlineelotismo Simbiosi lichenica, cioè il rapporto tra il fungo e l’alga, costituenti un lichene. Il termine, dal greco εἱλώτης («servo»), fu introdotto da S. Schwendener(1869), secondo il quale il fungo stimolerebbe l’alga, di cui è in certa misura parassita, ad accrescersi e moltiplicarsi.
3) Lepiota procera. Fungo molto evidente, alto e di colore chiaro. E' commestibile e molto buono, ma solo il cappello, il gambo essendo duro e fibroso come legno. Si mangia alla griglia con sopra un ricciolo di purè di patate, secondo la ricetta ligure (con abbondante parmigiano grattato).

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