mercoledì 26 settembre 2012

Rivoluzione!

Domani vado a lavoro e assieme ai colleghi ci aumentiamo l'assegno. Abbiamo deciso di avere i prerequisiti.
Siamo dipendenti dello Stato. Facciamo un lavoro di interesse pubblico. Siamo pagati coi soldi delle tasse altrui e nostre e produciamo PIL presente e futuro. Dunque, dopo lunga e approfondita discussione abbiamo deciso di aumentarci l'assegno del 132%. La decisione è stata presa in considerazione della grande rilevanza sociale della nostra funzione e affermiamo essere resa legittima dal fatto che il nostro stipendio non si modifica da circa 10 anni.
Un rivoluzionario
Assicuriamo peraltro che non utilizzeremo mai il valsente, il grisbì, la refurtiva o come diavolo vorrete chiamarla per andare a puttane, per vestirci da maiali, per restaurare crocefissi, per sovvenzionare tornei di wrestling, per sostenere o ungere alcunchè. Noi siamo dell'ala riformista e aborriamo i massimalismi.

Però li vogliamo anche noi in nero.


Regione Veneto, ai 60 consiglieri un “fuori busta” da 2100 euro al mese

Da aprile gli onorevoli veneti percepiscono un rimborso forfettario "in nero", prelevato dal "fondo per le spese impreviste" della Regione. Come? I soldi - totalmente esentasse - passano per i gruppi, e poi girati agli onorevoli con un bonifico

Ora ‘spunta’ anche il “fuori busta” dell’onorevole. Non bastava la poca trasparenza, non bastavano le inchieste e gli scandali che hanno portato alle dimissioni la presidente della Regione Lazio Renata Polverinisessanta consiglieri del Veneto godono infatti di uno speciale trattamento ‘in nero’.Duemilacento euro al mese, prelevati dal “fondo per le spese impreviste” della Regione che finiscono direttamente nelle tasche dei componenti dell’assemblea. Senza passare per la presentazione di alcun giustificativo. E senza, soprattutto, passare per le maglie del Fisco. A darne notizia, il quotidiano il Gazzettino e il Corriere del Venetocon due articoli che spiegano la procedura per arrivare all’inghippo.
Un sistema abbastanza semplice, a dire il vero, che permette ai consiglieri di incassare qualcosa come 25.200 euro a testa in un anno, per un esborso totale (a carico dei cittadini) di un milione e mezzo di euro per ogni anno solare. Come? Spiega il Gazzettino che il 22 marzo l’Ufficio di presidenza della Regione ha deciso di trasferire il rimborso forfettario dalle buste paga dei consiglieri direttamente ai gruppi consiliari. I quali, a loro volta, trasferiscono i soldi per bonifico ai consiglieri.
Facile, no? In questo modo si ottiene un duplice risultato. Da un lato, i 2100 euro a testa diventano immediatamente esentasse. Dall’altro, la politica regionale ha una giustificazione in più per sbandierare pubblicamente di essersi tagliata lo stipendio. Lo aveva fatto già all’inizio di quest’anno, con la legge 4/2012. Peccato che – dice ancora il quotidiano – il testo sia “un omissis dietro l’altro”. E che ad aprile sia arrivato il “rinforzino”.
Quanto guadagnano allora gli onorevoli veneti? Non poco. Il primo pezzo, cospicuo, sono i 7607,37euro lordi della paga base. A cui si aggiungono le indennità di funzione, sforbiciate dai tagli. E poi arriva il nero, come se l’onorevole fosse l’operaio di uno di quei capannoni tessili in cui la Finanza ha scoperto centinaia di irregolari. Peccato che qui si parli del 100% della forza lavoro. E che il tutto sia perfettamente legale. Lo dice una legge regionale del 1984: “Nei limiti e con le modalità stabilite dall’Ufficio di Presidenza i gruppi consiliari possono riconoscere ai consiglieri regionali rimborsi, anche forfettari, delle spese per la partecipazione ad attività di cui all’articolo 3, quando le stesse si svolgano in località diverse dal capoluogo regionale o dal comune di residenza del consigliere”. Per non sbagliare, in ogni caso, il Veneto ha deciso di usare il fuori busta e far passare i soldi attraverso i gruppi. Non sia mai che a qualcuno venga voglia di controllare.

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