sabato 10 dicembre 2011

Natura non facit saltus?

   Una delle più note affermazioni scientifiche-filosofiche. 'La natura non fa salti', cioè la natura è un tutto continuo, non è discreta, i cambiamenti avvengono gradualmente, ecc ecc.


In origine formulata da Carl von Linné (Philosophia Botanica, Stoccolma, 1751), cioè dal famoso Linneo, è stata usata anche da Leibniz, poiché egli negava l'esistenza degli atomi, cioè di quantità discrete indivisibili (Wiki, riadattato).
   L'idea che la natura non salta, oggi, è usata spesso, anche distorcendo il significato originario, da chi non crede a cambiamenti radicali nelle condizioni e negli stati dell'esistente.
  Secondo questa opinione diffusa e rassicurante, non ci dobbiamo aspettare un cambiamento 'forte' e 'improvviso' nel nostro modo di vivere sulla terra: per cambiamenti sensibili e pericolosi occorrerebbero MOLTI, TROPPI anni. Cambiamenti climatici, diminuzione della biodiversità, conclusione del ciclo del petrolio - e di una civiltà fondata su un surplus energetico che viene da un altro pianeta (da sottoterra, appunto) - improduttività indotta nei terreni agricoli, fine delle riserve di Indio... tutte queste cose tremende accadrebbero con tempi lentissimi, secondo questa opinione. E l'uomo e la sua civiltà potrebbero comunque, adattarsi, trovare dei rimedi e/o dei succedanei.
   Chi conosce invece qualcosa sulle condizioni critiche1) dei sistemi complessi, anche solo per sentito dire, sa che l'inerzia insita in tali sistemi rallenta sì il momento di crisi ma mai permette che i cambiamenti avvengano gradualmente e con ordine.
   Quando due placche tettoniche si scontrano muovendosi lentissimamente l'una sull'altra, le immani forze geologiche si accumulano per periodi più o meno lunghi, sino al momento in cui un evento impredittibile le fa rilasciare in un istante. E' per questo che i terremoti sono sempre attesi, come localizzazione geografica, ma giungono sempre imprevisti e imprevedibili, quanto a tempo e luogo preciso.
   Immaginate il classico mucchio di chicchi di grano o di riso. Lasciate che un singolo chicco cada ad intervalli più o meno fissi sul mucchio, in modo che la massa si ingrandisca piano piano. Voi sapete sin dall'inizio che, prima o poi, una valanga distruggerà l'ordine della collina di riso. Ma spesso ci sfugge l'idea che il movimento sarà distruttivo (almeno dal punto di vista del chicco) e avrà origine dalla caduta di un semino assolutamente uguale agli altri e per nulla speciale. Che cadrà in un punto che nessuno, nessuno, può prevedere. 

Tutto questo discorso per dire... occhio alla valanga improvvisa! :D



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1) I diagrammi di fase dell'acqua descrivono il comportamento di un aggregato di un gran numero di molecole al variare di temperatura, pressione, volume. Regolando una sola di queste grandezze possiamo assistere al repentino cambiamento dell'intero aggregato, che muta improvvisamente stato. Ciò che un attimo prima sembrava essere stabilmente liquido tutto d'un tratto diventa vapore, oppure ghiaccio.
La transizione di fase avviene senza essere preceduta da prodromi: immediatamente prima e immediatamente dopo il punto di transizione niente lascia pensare di trovarsi sull'orlo di un cambiamento catastrofico. (cit da nonlineare.blogspot.com)




Testi di LAV/gigionaz, 2011

3 commenti:

  1. Il presupposto è non confondere la "natura", come termine generico di ciò che sta sulla faccia della terra ed oltre, rispetto alla biologia. La biologia non fa salti.
    Per la "natura", invece, hai ragione appieno...
    Leo

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  2. Mi viene spontaneo, da un po' di tempo a questa parte, di vedere il 'tutto' come un sistema complesso, un'armonia musicale, un minestrone di vibrazioni, in cui ogni componente è risonanza degli altri.
    L'idea che ogni cosa, in sè, esiste, è un prodotto di un mondo tagliato dal coltello della logica razionale e dalla scienza cartesiana.
    Tutto è in contatto con tutto e dal tutto viene continuamente modificato.
    L'idea mi viene dai sistemi di attrattori, che nacquero dal tentativo di dissezionare, di tagliare e quindi di capire i fenomeni della turbolenza e del caos.
    In questi sistemi (che, intuitivamente o con rigore matematico, possono essere applicati a tutto quello che è composto da numerosissimi singoli fattori concorrenti - dai movimenti cosmici alle popolazioni di batteri in una capsula di petri) in questi sistemi, dicevo, l'equilibrio è la configurazione istantanea che regge sino a che un elemento qualsiasi non muta radicalmente, evolve o muore.
    In genere, non agente l'uomo, l'evoluzione in natura è quasi sempre armoniosa, con un ritmo di ballata lenta. Almeno se la giudichiamo con i nostri metronomi tarati sui tempi brevissimi dell'esistenza umana.
    Ma nei sistemi non lineari gli equilibri dotati d'inerzia accumulano tensioni, resistono e poi, tutto d'un botto, si riconfigurano.
    Nell'idea 'rassicurante' che abbiamo del mondo, tutto accade lentamente. Tanto che c'è sempre tempo per porre rimedio ai cambiamenti.
    Il massimo che possiamo pensare è una bella eruzione vulcanica o l'arrivo di un asteroide. O lo scoppio di una nova. Una catastrofe che è però tanto aliena da non riguardarci.
    L'idea che la nostra brevissima finestra climatica favorevole, quella che ha permesso lo sviluppo della civiltà, possa finire da un momento all'altro, con uno scoppio di petardi, non ci sfiora nemmeno. L'idea astratta, intendo. La consapevolezza.

    E' un po' come la catastrofe finanziaria. Che avviene in pochi minuti o al massimo in quelle poche ore in cui si lasciano sfogare tensioni accumulate per anni.

    Di fronte a queste riconfigurazioni dei sistemi noi arriviamo SEMPRE impreparati.

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  3. Gigi, sei pronto per cercare la Pietra Filosofale!!
    Comunque dalle tue parole traspira una profonda religiosità da "non credente". Un pò Buddista un pò da alchimista rinascimentale.
    Bello!
    Grazie delle tue parole: mi hanno fatto riflettere su tante cose.
    Ciao
    Leo

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