martedì 6 dicembre 2011

Il racconto del mese - 01.12.2011

Salimbene 

(cap.1)

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   Ah! Il mio amico Salimbene, dovreste conoscerlo! E' un tipo originale, unico, come il suo soprannome: "l'uomo elefante". O "cammello". Per via di una appendice vermiforme che gli spunta di tra le gambe, all'altezza della giunzione pelvica, e che, sinuosa, gli serpeggia via per circa un metro, un metro e venti. A seconda delle circostanze. A volte più (notevolmente di più), a volte meno (parecchio di meno).
   Innumerevoli sono le storie e gli aneddoti, legati a tale caratteristica, che hanno fatto diventare il mio amico un vero mito vivente. A volte, con gli amici, racconta di quando la dottoressa della scuola media svenne con un piccolo urlo, mentre lo stava visitando. E di come lui avesse fatto svenire anche la bidella, ormai più che cinquantenne, quando quella accorse al frastuono. Salimbene se ne stava lì, triste e colpevole, con la maggior parte di sé a penzoloni, la dottoressa, sulla sedia, che sembrava morta sotto tortura; la bidella, secca, sulla porta, caduta come un sasso. E il preside che, col naso a pomodoro, faceva uscire i compagni: "Venite, venite... URP! Venite bambini!". O di quell'altra volta, di quando il medico che lo stava facendo venire al mondo, per poco non moriva dal ridere, per quello strano bambino con DUE cordoni ombelicali. O di quando fu scartato alla visita militare, perché ritenuto un potente depressivo per le altre reclute.

   Lui, poveretto, è sempre restio ad ammettere, con gli estranei, tale sua particolarità. E lo fa solo se costretto dalle circostanze o da qualche amico in vena di scherzi. Anche in quei casi, cerca sempre di nascondere quella sua bizzarria di natura, come meglio può: non va mai al mare, se non in qualche spiaggetta isolata raggiungibile solo attraverso sentierini spaccaossa; non va mai in piscina; non fa nessuno di quegli sport che imporrebbero, poi, una sana doccia in compagnia; non balla i lenti con le sconosciute; non è mai andato al cinema a vedere Capriccio, di Tinto Brass. Oltretutto, essendo un tipo assai morale, non ha mai pensato di sfruttare quella sua insolita caratteristica per trarne guadagno. E sì che le vie sarebbero migliaia... E sì che ne avrebbe bisogno... Noi, amici, tutte le volte a dirgli: 
   _ Ma dài, Salimbè, fatti furbo. Fai la star del porno! Buttati nel mondo dorato degli italian gigolòs! Almeno fatti pubblicare una foto su qualche rivista medica o universitaria... Così, per la fama! 
   Ma invano. Lui arrossisce, si schermisce, agita le mani come a dire: "No, no... Ma cosa dite, schifezze di amici tentatori". E non c'è nulla da fare.

   Ora, non dovete credere che Salimbene sia un bigotto, uno che si scandalizza facilmente, un borghesuccio grigio e triste. No no! E' un giovane simpatico, belloccio, a parte forse un paio d'occhiali da vista in pesante montatura di finta tartaruga. E anche discretamente dotato di amiche affezionatissime e, di solito, singolarmente ben disposte a dividerselo: così, in buona amicizia, senza gelosie o rivalità, come se, in fin dei conti, anche solo un pezzettino del nostro Salimbene bastasse a ciascuna. 
   A volte mi son trovato ad una di quelle serate che noi, nel nostro gruppo, chiamiamo the Salimbene's conventions: dovreste parteciparvi almeno una volta, perche è indescrivibile l'atmosfera che vi si respira. Immaginate un tavolo di ristorante a ventitré-ventiquattro posti: a capotavola Salimbene, con gli occhiali di finta tartaruga, la cravatta azzurrina sulla camicia bianca, sempre leggermente impacciato. 
   A corteggio due ali di fanciulle rumorose: un gruppo composito, eh! C'è la maestra, Giovanna, capelli rosso tiziano, da mani multiple di hennè. La postina, Paoletta, che parla sempre del Milan. Ambra, innamorata di Giovanna, oltre che di Salimbene: fa la modista, e porta ogni volta, ma sempre diversa, una minigonna a pois. Alba, direttore commerciale di un'azienda di import-export, pure lei con la cravatta e un paio d'occhiali, di vera tartaruga, dai capelli neri fluenti in larghe ciocche sul viso, occhi verdi che più verdi diventerebbero un insulto ai deboli di cuore. Germana, che ha una palestra ed è la più atletica del gruppo. Roberta, pubblicitaria, bionda-bionda, dall'aria dell'intellettuale donna in carriera che monta in Suzuki e beve Aperol. Racconta barzellette piccanti, da scompisciarsi dalle risate. E così via per ventitré-ventiquattro posti a sedere. Poi, ogni tanto, affogato nel gruppo, qualcuno di noi, amici, sempre con la speranza di raccogliere le briciole. Niente da fare: Franca, Patrizia, Lisa e tutte le altre sono fedeli sino alla pazzia. A Salimbene, è ovvio. 
   Nel complesso, però, c'è sempre da imparare, da lustrarsi gli occhi e da fare un po' di scena col barista o col ristoratore, in mezzo a tanta compagnia. Qualcuno di noi, col permesso di Salimbene, a volte, porta qualche amico o conoscente, all'oscuro del vero motivo della presenza di tante e splendide donne. Così ci si gasa un pochino, facendo finta di avere a che fare, personalmente, con Pina, o Barbara, o Lorella. Salimbene e le sue amiche, in questo, si comportano davvero signorilmente.

    Salimbene, dato che vive in un appartamento piuttosto piccolino, non permette mai a più di tre di loro, contemporaneamente, di abitare con lui. 
    E' una scelta di vita. 
   Così che le amiche si danno il cambio. Ogni tanto, qualcuna di loro si sposa, cambia città, stato o addirittura continente. Magari per lavoro. E' accaduto persino che una, Serafina, morisse in un incidente stradale. Fu un giorno triste per tutti. Fu anche un funerale memorabile. Non importa, comunque. Con discrezione una nuova viene inserita nel gruppo. Non da Salimbene, si badi. Ma da noi, suoi amici, o da Anna, Graziella o Luciana. 
   Lui, le ama tutte. Appassionatamente. Non le rifiuta mai: per pura bontà, credetemi. Le coccola, le vezzeggia, le blandisce e le conforta, le diverte, le porta in Versilia, le scarrozza in trekking mostruosi. Se qualcuna ama ballare, lui va in discoteca. Se un'altra pratica la pesca d'altura, lui va in barca al giovedì. C'è quella che è una cinephile? Lui si fa gli abbonamenti per i films di Leluche. Per puro amore. 
   Si rifiutò soltanto di seguire Cristina giù dal Pizzo d'Uccello, in deltaplano (ma solo perché era un pochino giù di forma). 
   Non dimentica mai i loro compleanni, cosa che a volte lo riduce un po' vicino alla bancarotta. Con noi, per esempio, ha sempre dei debiti. Che non paga mai. E che noi ci dimentichiamo sempre di riscuotere: d'altronde non è mica colpa sua, povero cristo, se la natura ha infierito così crudelmente su di lui!

2 commenti:

  1. molto carino sto racconto,

    Applausi!

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  2. Grazie, almeno un paio di capitoli li pubblico qui :)

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