venerdì 30 settembre 2011

Il racconto del mese



    _Eccheccavolo...!
   Seduto abbastanza comodamente dinanzi al suo terminalino domestico, Joshua aveva trovato l'ennesimo bug nella stesura del programma che avrebbe dovuto presentare di lì a poco alla sessione d'esame. 
Il calcolatore era collegato direttamente alla banca dati centrale dell'Università, e questo dava a Joshua un senso di quasi divina potenza, anche se in verità il suo accesso era limitatissimo.
 In realtà, poteva solo scaricare i dati o il suo programma stesso a beneficio dell'esaminatore. L'unica cosa che poteva fare, oltre a ciò, era usare il compilatore e le librerie senza doversi comprare l'ultima versione o procurarsi, in qualche modo, una copia pirata.

   Sul terzo pianeta a destra di una stella molto marginale di una galassia abbastanza anonima era da poco cessata un'immensa attività vulcanica che aveva tenuto occupato quel minimo pianeta per veramente un bel po' di ere.
    
   Risultato di tutto ciò era un mantello giallastro di azoto, anidride carbonica, zolfo, idrogeno. 
Indecisi se rimanere in sospensione nell'atmosfera, cioè, a ben vedere, in se stessi, tutti questi gas pensarono infine di prendere strade diverse: chi piovve letteralmente dal freddo, chi si innamorò di rocce di varia origine legandosi ad esse quasi per sempre, chi si fece gli affari suoi e rimase inerte per i secoli a venire.
   Da tutto ciò nacque un bel mare brodoso e molto ricco di fertilizzante. 
Non c'era però chi fosse interessato a tutto questo. Il pianeta sussultò ancora per poco degli ultimi fuochi vulcanici, eruttò disgustato qualche miliardo di tonnellate di sé, si vide e non era poi bello: si placò del tutto.
   Il calore del giovane sole aumentò per esuberanza naturale e l'atmosfera, il mare e il pianeta stesso evaporarono in silenzio.



   Joshua era molto depresso: il suo calcolatore non era dei più veloci. Ogni ciclo macchina durava 3.675 nanosecondi e un tot. Il suo programma era per ora compilato per quattro miliardi di cicli macchina, ma veniva eseguito al rallentatore a causa della maledetta lentezza delle periferiche a cui pure bisognava continuamente accedere per scaricare i dati.
   Il ciclo era, come sempre, stesura - compilazione - test - debug ... Solo la fase di test gli portava via un tempo che sembrava infinito.
   E il risultato era che spesso il programma falliva inchiodando rumorosamente.
   Lui, altrettanto rumorosamente, si dava al turpiloquio.

    Questa volta il pianeta era scosso da tremiti più profondi.
   Qualcosa che si poteva pure chiamare deriva dei continenti.
   Il pianeta non dipendeva dai vulcani per sfogare l'esubero della sua energia.       
In qualche modo aveva trovato una sua armonia, ed era soddisfatto di questo.
  Rimase pensieroso per qualche era. Poi scoccarono dall'atmosfera pesante e sempre uguale un fulmine, un lampo e uno scoppio che si scaricarono da qualche parte. 
Nel medesimo istante alcuni elementi si attrassero reciprocamente, elettrizzati dalla nuova esperienza, e quel che derivò dal party fu un gran mal di testa e ciò che in seguito altri avrebbe chiamato vita.
   Il brodo fertilizzato del mare era quanto di meglio e brevissimamente fu saturato di aggeggini allegri e immemori di sé che comunque consumavano affamati tutto ciò che trovavano attorno. 
  L'atmosfera scendeva lentamente in mare e si faceva via via più leggera. Di questa vaghezza approfittava un sole psicologicamente più stabile, per riscaldare, ora più ora meno, il pianeta stesso. Non era un bel vedere, ma poteva funzionare.
   Almeno per un po'.


   Joshua bluffava. Consapevolmente e disonestamente. Era arrivato a quattro miliardi e mezzo di cicli di programma in un tempo relativamente breve. E il programma intero doveva in qualche modo misurane circa cinque miliardi, cinque miliardi e mezzo, ciclo più ciclo meno.
   La sua ragazza era estasiata per l'arguzia e le capacità dimostrate.
   Perché non era del ramo, l'ingenua: tutto quel popo' di lavoro era già stato fatto da innumerevoli studenti dei corsi precedenti. Lui si era limitato a comprare i listati sottobanco. Beh, si diceva, però sono stato bravo ad assemblare insieme tutti quei pezzi, dando un senso al tutto e togliendo gli errori. Mentiva anche questa volta, e gli errori erano i suoi, di trascrizione. Un paio di volte aveva persino inserito routines tratte da riviste del settore...
   Comunque, ora, arrivava il difficile. Per andare avanti comprando il lavoro di altri avrebbe dovuto spendere più di quanto il mensile passatogli dai suoi poteva permettergli.

   Non chiedetemi come, ma su quel pianeta era comparso qualcosa di nuovo: una cellulina rotonda che si muoveva trasportata dalle minuscole correnti di quel mare agitato. Si nutriva di coacervi, anche se era solo un'accozzaglia di coacervi essa stessa.
  C'erano tanti coacervi e quindi molto cibo, e la cellulina visse abbastanza piacevolmente per un po' di tempo.
   Quindi, siccome non era un tipo solitario, provò a cercare compagnia.
   Nemmeno una cellula all'orizzonte.
  Risolse il problema, anche senza saperlo. Il suo io si sdoppiò per la solitudine, e il più era fatto.
  Da quel momento il mare si popolò di innumerevoli cellule, dei generi più diversi. Alcune tranquille di natura, altre egocentriche ed aggressive.
  Ci furono epiche battaglie, leghe e coalizioni. Apparvero anche accozzaglie di cellule, che in virtù della loro casualmente superiore strategia, vinsero e si affermarono, e covarono un fortissimo senso di superiorità.
   Fu un periodo davvero pieno di fermenti.
  Ora le cose andavano, in un certo senso, per la loro strada.
 Apparvero organismi tanto superspecializzati che bastava una nube un po' più persistente delle altre per farli morire di freddo e di tristezza. Qualcuno provò a specializzarsi un po' meglio, cose del tipo imparare a spostarsi a piacimento, variare i menù e trovare cose eccitanti da fare il sabato sera.
  Ovviamente ebbe successo.
  Apparvero cose come: ricci di mare, stelle di mare, anemoni di mare, ma ancora prima lattughe di mare, cetrioli di mare e anche forse pomodori di mare, o loro antenati.
  Non apparvero, per puro caso, mozzarelle di mare, e così le capresi dovettero attendere ancora a lungo per lanciare i loro primi vagiti sul mondo.


  Joshua cominciava ora ad essere abbastanza soddisfatto: erano ore e ore che il programma non si inchiodava più. Non inseriva più nuove variabili, e questo gli risparmiava sforzi per costringere la sua scarsa fantasia a trovare nomi improbabili da inserire nel listato. Pensare che poi, una volta compilato, il programma non avrebbe recato traccia di quell'immane sforzo di creazione poetica...
  Certo, succedevano cose che lo lasciavano perplesso, e il traceback del programma a volte era per lui un mistero profondo.
  Ma nel suo innato ottimismo, non dava molta importanza alle cose che non capiva: era necessario fare, anche perché l'esame era ormai alle porte.
  Questo lo portava, a volte, a dimenticarsi a cosa servisse quel tale passaggio o un loop misterioso che in un momento di stanchezza o di rilassatezza aveva inserito.
  Tuttavia cresceva, nel frattempo, la considerazione di sé.

  Il mondo era una pace sublime: il giorno dopo era solo la ripetizione del precedente. Una noia mortale a cui però tutta la vita si era abituata con gioia.
  Per lo più si passava l'esistenza in bassi fondali sabbiosi pieni di ogni ben di dio.
  Errore fatale! Le radiazioni vigliacche di una supernova esplosa da qualche parte, ma sempre troppo vicino, giunsero imprevedibili, cancellando dal mare un buon settanta per cento degli esserini più evoluti.
   La sola consolazione, effimera, fu che nessuno se ne accorse.
  Si fu lì lì per rovinare tutto lo sforzo fatto fino a quel momento e, se andò in modo diverso, fu solo per sfacciata fortuna.



  Joshua stava mangiando un panino con maionese e cetrioli, quando la stampante sfornò un diagramma precipitosamente tendente al caos. Allarmato, tentò di capirne il motivo. Stava per gettarsi in una penosa sessione di debug che gli avrebbe portato via l'appetito. Ma il programma, che stava continuando a funzionare, si riportò in pochissimi istanti ad uno stato di normalità. Pensò di aver avuto le traveggole, e riprese a rovinarsi il fegato con cetriolini e maionese.

   Per rifare le stesse cose che prima della maledetta supernova erano venute benissimo ma avevano portato via un'infinità di tempo, il mondo ci mise ben poco.
  Poi, per vendicarsi dell'imponderabile che aveva provocato la catastrofe, lui e i suoi abitanti presero ad affrettare i ritmi.
    Le cose venivano che era una meraviglia.
  Apparvero i pesci, le ostriche e le cozze. Anche le aragoste e i gamberi e insomma, tutto congiurava per giungere, questa volta, ben oltre la semplice caprese.
   Qualcuno pensò, ricordando la brutta esperienza cosmica, che i bassi fondali erano luoghi pericolosi. Decise di emigrare  trovandosi, all'improvviso, in terra ferma. Il paesaggio non era dei migliori, ma c'erano già piantine a non finire, e felci e qualche pseudoalbero.
   Di lì a poco la terraferma prese a popolarsi di strani animali che correvano, volavano e strisciavano e facevano anche un bel po' di rumore.
  Poi, siccome c'era tanto spazio, le dimensioni di ciascuno crebbero vertiginosamente e apparvero esseri enormi e anche molto intelligenti che costruirono un mondo pacifico e davvero in armonia.
   Tutto scorreva felice e sempre uguale, un'altra volta, a se stesso.
   Era scoccata l'ora dei grandi dinosauri.


  Joshua aveva dormito poco e male quella notte: il programma continuava a girare, ormai prossimo ai cinque miliardi e qualcosa di cicli che era il minimo per essere ammessi al corso successivo. Il programma girava e girava in un loop automodificante e il suo personal scottava quasi dalla febbre.
   Erano cinque, anzi quasi sei giorni, che era in funzione senza problemi. Proprio in tempo, disse tra sé Joshua, dato che l'esame è domani mattina.
 Tornò alla scrivania e guardò lo schermo pieno di dati. Prese il nastro chilometrico di carta che la stampante aveva vomitato di notte, impedendo al condominio di chiudere occhio, nonostante fosse di un tipo ultrasilenzioso.
  Scorrendo il rotolo di carta si accorse che poco prima era successo un'altra volta il caos. Anche in quell'occasione i dati avevano subito oscillazioni paurose, per pochi secondi. Poi tutto era tornato normale.
   Se avessi tempo, pensò Joshua contento di non averne, rivedrei tutto da capo.
    Il programma girava tranquillo, l'esame era vicino e Joshua pensò di affidarsi alla sua buona stella.

   Zànghete! Un'altra supernova era scoppiata.
In realtà ne erano esplose veramente molte, ma quelle che interessavano quell'angolo di universo popolato erano così rare che era proprio un peccato che prendessero a riversar radiazioni mortali a intervalli più o meno fissi proprio quando sembrava che tutto andasse a meraviglia.
  La cosa era seccante per quel pianeta. Si dovevano, in pratica, fare gli straordinari. I grandi rettili erano stati spazzati via dal pianeta in men che non si dica, lasciando vaste tracce di ossa fossilizzate.
   Il pianeta era veramente arrabbiato, tanto arrabbiato che, questa volta, fece le cose ancora più in fretta. Niente rettili lenti e giganteschi. Ora ci volevano esseri piccoli e rapidi, a sangue caldo e più intelligenti, che se domani veniva una supernova assassina (pensò per un'attimo a "Supernova III, la vendetta.", _ Uh! Ho dei progetti..., disse tra sé...), potessero nascondersi sottoterra come alcuni di essi avevano già fatto, educati com'erano dalle cure prestate loro dai rettili più piccoli. (La forza del pianeta non era la fantasia ma la costanza).
   Questa volta l'evolversi delle cose fu velocissimo.
  Quei topi che avevano sostituito i rettili si moltiplicarono e si differenziarono spandendosi per l'universa terra; crebbero in numero e varietà.
   Poi, molto velocemente, nacque una specie di topo con un pollice slogato e snodato in modo discutibile, che prese a far mirabilie. Il pianeta si era momentaneamente addormentato e non se ne accorse.
  Dall'oggi al domani il topo prese a chiamarsi "Uomo" e, forse per questo, scoperse il fuoco, l'uso della mazza ferrata, della pizza e della pubblicità subliminale. Era, o si credeva, felice. 


   Joshua era poco meno che raggiante. Il prof., visto che i risultati concordavano perfettamente con le premesse dei suoi saggi, gli diede un bel trenta, ammettendolo alla prova pratica, più impegnativa, in cui avrebbero analizzato e testato il programma da capo a fondo.
   Joshua, a casa, guardava estasiato il programma girare.
   Non aveva la minima voglia di fare del debug prima di almeno due giorni. Andò a dormire portandosi dietro una lattina di roba gassata e un panino con formaggio e mostarda. Non avrebbe fatto bene ai suoi foruncoli e le briciole nel letto lo infastidivano, ma, insomma, ce l'aveva fatta.
   Il programma girava e girava. Mancava un dodicimillesimo di ciclo prima che il flusso ritrovasse il bug che si sarebbe potuto chiamare "Supernova III - la vendetta". 

Testo di LAV/gigionaz

9 commenti:

  1. Mentre leggevo questo racconto è affiorato in me questo pensiero: ecco i letterati scrivono di scienza mentre gli ingegneri di sentimenti ...

    Comunque speriamo che il codice giri e non non compaia EOF.

    Ingegner Zivago

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  2. Mi piacerebbe fosse solo un lungo ciclo, tutto ritornerebbe come l'inizio.
    Anche se al cerchio preferisco la progressione.
    E nel senso di Vico per i corsi e ricorsi storici, l’uomo fa più di quanto sa' e spesso non sa' quello che fa.

    Notevole, comunque =D
    Buon sabato.

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  3. @Ingegner Zivago: benvenuto! Innanzi tutto. Vero quello che dici, sarà perché la 'letteratura' è lo spazio dell'altro lato. Quello libero e non normato.
    Tu parti in vantaggio, sul tuo sentiero c'è il magno ingegner Gadda.

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  4. @La Scalza: buon sabato a te innanzitutto.
    C'è progressione, a mio parere, nel percorrere il cerchio. La cosa bella è la conclusione perfetta che alla fine compi.
    Devo trovare il modo di concepire uno Joshua al quadrato :)

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  5. Umh.
    Spero sia andato tutto come volevi ;)

    Dipende cosa intendi per perfetto.
    Perfetto è chiuso? E' tondo? Ciclico?
    O perfetto è l'andare e basta?

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  6. Andato tutto come volevo :)Anche se ho rimosso la cosa qui, perchè priva di senso per i più. E il blog ha un limite per il 'personale'. Sospetto.

    Che la sfera,il cerchio, siano 'perfetti' è un luogo comune con cui ci si deve per forza confrontare. Che tutto sia movimento è un altro assioma culturale. Personalmente, se questa parola ha un senso, credo che tutto sia ripetizione in movimento. La questione è se ciò ha il significato che appare ai più. Non credo, mai creduto, al destino finale, al progetto intelligente, al disegno con un fine glorioso.

    Se progetto c'è stato mi viene più facile credere sia prodotto da ketchup e maionese.

    Fuori di metafora, l'idea dei mondi paralleli (che adesso ha basi solide di speculazione fisica e cosmologica), dove tutto quello che può succedere è successo o succederà permette di immaginare un Joshua pasticcione.

    Poi, mi piace scherzare. :)

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  7. PS: e sono convintamente nemico dell'antropocentrismo

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  8. Ognuno ha i limiti che vuole o che sceglie.
    E mentre per i miei vale la regola di superarli, anche con un asintoto, per quelli degli altri mi fermo sempre un pezzo prima. ;)

    E' che io sospetto delle cose perfette.
    Per me il concetto di perfezione è legato al cosa ci devi fare.
    Un cacciavite a stella con sei punte è perfetto per ruotarci una vite Torx, prova a girarci una fissa.
    E così pure il concetto di movimento, dove devi arrivare?

    O un Joshua multiplo. ;)

    Ma sai più che all'antropocentrismo io è all'ontologia a tutti i costi che sono un pò avversa.

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  9. Ontologia in che senso? Essere in sé o cause dell'essere?

    Nel primo come nel secondo caso non sono neanche un apprendista. Mi incuriosisce di più il 'come'.

    Ma alla fine, poi, era solo un gioco.

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