giovedì 28 luglio 2011

Urge una definizione: speculo, avi, atum, are.


EUROPA: L'anima casalinga della 'speculazione'.


PRODI COMMENTA COSÌ LA DECISIONE DELL'ISTITUTO DI VENDERE 7MLD DI EURO DI TITOLI ITALIANI

«La scelta di DeutscheBank? Un suicidio»

L'ex premier: «Significa la fine di ogni legame di solidarietà. Sono assolutamente turbato»

Romani Prodi, ex presidente del Consiglio
Romani Prodi, ex presidente del Consiglio
MILANO - Una decisione-shock? La scelta di affossare definitivamente la moneta unica? O semplicemente la presa di coscienza che il rischio insolvenza per l'Italia si fa concreto e continuare a investire in titoli di stato del nostro Paese (pur garantendo un rendimento sempre maggiore) è una scommessa tipica del gioco del lotto? Al netto delle opinioni la notizia riportata mercoledì dal Financial Times, secondo la quale nei primi sei mesi del 2011 Deutsche Bank avrebbe tagliato l'esposizione verso le obbligazioni italiane dell'88% (per un controvalore di circa 7 miliardi di euro) ha sconvolto Romano Prodi.
IL COMMENTO - L'ex presidente del Consiglio e della Commissione Europea indossa l'abito dell'economista e in un'intervista rilasciata a margine di un evento della regione Emilia Romagna dice la sua: «E' la dimostrazione di una mancanza di solidarietà che porta al suicidio anche per la Germania. Significa la fine di ogni legame di solidarietà e significa obbligare tutti a giocare in difesa. E quando questo viene dalla Germania, un Paese che ha avuto più saggezza nel capire gli altri fino a qualche anno fa, sono assolutamente turbato». Strali (che assumono peso specifico maggiore se commisurati alla sobrietà del personaggio) nei confronti della massima istituzione creditizia tedesca, invitata ad avere maggiore senso di responsabilità e di leadership.
I MERCATI - Sono molti gli osservatori che attribuiscono alla decisione di Deutsche Bank l'aumento del differenziale tra BTp e Bund giovedì schizzato a 336 punti base. Unito anche al maggior rendimento dei credit default swaps collegati alle obbligazioni italiane, di cui sta facendo incetta proprio la banca centrale tedesca per tutelarsi dal rischio insolvenza.
Fabio Savelli
Se è vero che l'Europa è, politicamente e culturalmente, la casa comune, viene dimostrato che esistono 'ragioni' di natura superiore. Sconosciute ai più.
Come un mondo di bambini che sono tenuti all'oscuro delle 'ragioni' dei grandi. :)

Viva il digitale terrestre!

Ora, diciamocelo sinceramente... Ne potevamo fare a meno?
Leggiamo questo articolo dal Corriere della Sera:

IL MASSIMO ORGANISMO GIURIDICO DELL'UE CONFERMA UNA PRECEDENTE SENTENZA

La Corte di giustizia dà torto a Mediaset:
«Gli incentivi ai decoder aiuti di Stato»

Dovrà restituire circa 220 milioni di euro e i vantaggi economici derivanti dall'aumento di share

La corte di giustizia Ue ribadisce la sentenza sui decoder per il digitaele terrestre
La corte di giustizia Ue ribadisce la sentenza sui decoder per il digitaele terrestre
MILANO - Altra tegola su Mediaset, alle prese anche con la crisi di Endemol. La Corte di giustizia dell'Unione europea ha ribadito che Mediaset dovrà rimborsare lo Stato per gli aiuti erogati negli anni scorsi per l'acquisto dei decoder. La Corte ha quindi respinto il ricorso presentato dall'azienda televisiva dopo la sentenza dell'anno scorso. E ha perciò confermato che i contributi italiani per l'acquisto dei decoder digitali terrestri nel 2004 e 2005 «costituiscono aiuti di Stato incompatibili con il mercato comune. Le emittenti radiotelevisive che hanno beneficiato indirettamente degli aiuti di Stato sono tenute a rimborsare le somme corrispondenti ai vantaggi in tal modo ottenuti». Mediaset dovrà rimborsare non solo i 220 milioni di euro del contributo dello Stato, ma anche i vantaggi economici conseguenti all'aumento dello share causato dall'operazione.

LA SENTENZA UE - Con la legge finanziaria del 2004 - si ricorda nel dispositivo - l'Italia ha concesso un contributo pubblico di 150 euro ad ogni utente del servizio di radiodiffusione che acquistasse o noleggiasse un apparecchio per la ricezione, in chiaro, dei segnali televisivi digitali terrestri. Il limite di spesa del contributo è stato fissato a 110 milioni. La legge finanziaria del 2005 ha reiterato tale provvedimento nello stesso limite di spesa di 110 milioni, riducendo tuttavia il contributo per ogni singolo decoder digitale a 70 euro. Il consumatore che avesse però scelto un apparecchio che consentisse esclusivamente la ricezione di segnali satellitari non poteva ottenere il contributo: contro i contributi le emittenti televisive Centro Europa 7 e Sky Italia hanno inoltrato esposti alla Commissione. Con la decisione del 2007, Bruxelles osservava, in effetti, che detti contributi costituivano aiuti di Stato a favore delle emittenti digitali terrestri che offrivano servizi televisivi a pagamento nonché degli operatori via cavo fornitori di servizi televisivi digitali a pagamento, ordinando il recupero degli aiuti. Mediaset ha allora presentato un ricorso ma, nel giugno del 2010, il Tribunale lo ha respinto, confermando che il contributo costituiva un vantaggio economico a favore delle emittenti terrestri. Giovedì anche la successiva impugnazione di Mediaset è stata respinta. Ora «spetterà al giudice nazionale fissare l'importo dell'aiuto da recuperare sulla base delle indicazioni delle modalità di calcolo fornite dalla Commissione».

articolo originale

Ooopsss... Adesso capisco perchè qui da me Mediaset si vede sempre, con qualunque impianto e qualunque condizione atmosferica. Mentre la RAI, semplicemente, non si vede mai.

mercoledì 27 luglio 2011

Quanto ci costa la loro vita



Il grande Stracquadanio dà una giustificazione arguta alle somme percepite dai rappresentanti del popolo, che siedono in parlamento. Ed è una giustificazione che sin'ora mai s'era sentita.

Il costo della vita.

Che non è il titolo di un film, ma proprio la variabile espressa dal costo del tram, del panino al bar, della bolletta del gas o dell'acqua.
Come a dire che il valore del compenso percepito, dei benefits, dei bonus e di tutto il contorno di privilegi dovrebbe essere indicizzato non alla media dei compensi dei paesi europei ma a quanto costa tirare a campare nel nostro paese.
Capite il senso della nostra rovina?